Sabato 17 Settembre 2011

Camilleri, lunga vita a Montalbano

"Col cavolo che faccio morire Montalbano". Andrea Camilleri si racconta e spiega perché il suo eroe gli sopravviverà: "Mi sono trovato ad una fiera a Parigi con Manolo Vazquez Montalban e Jan Claude  Izzo. Loro due pensavano di far morire i loro protagonisti, ma non avevano ancora pensato come. E poi mi guardarono come a dire: e tu? In quel momento mi chiamarono al telefono e fu la mia salvezza, perché loro due sono morti, i loro personaggi hanno continuato a vivere, io non ho risposto, per cui col cavolo che faccio morire Montalbano".
Quieto, calmo, sornione, la voce cavernosa, impasto di liquidi franosi in una vastità inesplorata, mister best seller senza interruzioni di continuità, Camilleri è uno degli scrittori italiani più amati e letti del nostro tempo.
Circa 80 libri scritti, 26 dei quali con Montalbano (una saga destinata a durare ancora a lungo: pare che altri tre romanzi, di cui girano anche i titoli - "Una voce nella notte", "Riccardino", "La tana delle vipere" - siano già pronti in attesa di pubblicazione), hanno fatto di lui, regista, autore teatrale e televisivo oltre che scrittore, un personaggio di primo piano del nostro Paese. Dal suo primo romanzo, "Il corso delle cose", all'ultimo, "Il gioco degli specchi" (Sellerio) sono passati vent'anni, ma per Camilleri il tempo non conta, la fantasia non invecchia, le sue storie sono sempre fresche e appassionanti.


Leggi l'intervista di Francesco Mannoni su "La Provincia" del 18 settembre 2011

b.faverio

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