Venerdì 04 Novembre 2011

Diplomati e specializzati
Ma l'industria non ha posto

COMO Il settore dei servizi fa la parte del leone a dispetto del manifatturiero, il mercato del lavoro diventa sempre più precario mentre le qualifiche professionali si innalzano fino alla laurea.
È un ritratto che fa riflettere quello raccolto in un opuscolo e presentato ieri nella sede di Confindustria con lo scopo di fare il punto della situazione sulle domande di lavoro espresse dalle imprese comasche dal 2008 ad oggi. Perché, come hasottolineato Giacomo Castiglioni, presidente di UniverComo, «il rischio, come ho constatato in seguito a un incontro con 20 laureati, è che la parte più eccellente della nostra forza lavoro se ne vada all'estero, con conseguente perdita di competitività delle nostre imprese».
I dati presentati evidenziano la volontà del tessuto produttivo di non soccombere alla crisi, pur tra mille difficoltà. Infatti, nel triennio 2008-2010 le aziende del territorio hanno continuato ad assumere in media 6200 persone l'anno, mettendo in atto contratti di lavoro dipendente per più di 5mila nuovi addetti l'anno, 2mila solo a Como. E mentre sono diminuite le domande di addetti da parte del settore tessile, meccanico ed elettrico, i servizi hanno assorbito 3 assunzioni su 5, con quote rilevanti e in crescita per il commercio e i servizi alle persone.
Intanto, industria e artigianato continuano a faticare a trovare personale, sia operai specializzati sia dirigenti; arduo resta pure scovare commessi di vendita, addetti alla ristorazione, parrucchieri ed estetisti. Il tutto, mentre il diploma diventa indispensabile in 5 casi di assunzioni su 6, così come la laurea che cresce d'importanza relativa risultando richiesta in 1 caso su 6. Pure nel 2011 le imprese della provincia hanno dichiarato di assumere più di 5mila nuovi addetti con un peso in costante crescita dei settori del turismo, commercio e servizi. «Abbiamo un'offerta formativa variegata - ha sottolineato Graziano Brenna, vice presidente di Confindustria - in alcuni campi bisognerà lavorare per migliorare la qualità ma è opportuno che i ragazzi e, soprattutto le famiglie, scelgano percorsi che possano essere spendibili nel lavoro».

Leggi l'approfondimento su La Provincia in edicola giovedì 4 novembre

a.savini

© riproduzione riservata