Giovedì 26 Gennaio 2012

Incendi sulle montagne
I divieti raddoppiano

MENAGGIO - Vigono ancora le ordinanze dei sindaci in base alle quali era stato posto il divieto di bruciare i residui di potature negli orti e nei giardini?
In fatto di polizia locale e sicurezza, con riguardo all'accensione di fuochi all'aperto c'è una gran confusione a seguito della affissione agli albi municipali e alla pubblicazione nei siti internet di una lettera della regione Lombardia e degli avvisi delle comunità montane. Gli stessi comuni, tenuti a far rispettare le norme, non sanno da che parte prendere.

Il discorso era rimasto fermo alle prescrizioni dettate due anni fa dal comando del Corpo forestale, in provincia di Como attraverso comunicazioni firmate dall'allora dirigente Alberto Guzzi, confermate dal suo successore Maurizio Olivieri che tassativamente vietavano l'accensione di fuochi anche per la semplice e ormai consolidata abitudine della gente del lago e delle valli di incenerire fogliame, sterpaglie derivanti dalla bonifica dei versanti e residui di potature effettuate in orti e giardini e utilizzare i residui come fertilizzanti. La norma non solo riguardava i giardinieri delle ville ma anche i coltivatori di orticelli tant'è vero che alcuni comuni, in primo luogo Moltrasio, con assegnazione di contributi, si erano adoperati per favorire l'acquisto da parte dei cittadini di bio-trituratori.

La novità che sta suscitando interrogativi è contenuta nella lettera datata 19 gennaio 2012 firmata dall'assessore regionale alla protezione civile, polizia locale e sicurezza Romano La Russa con la quale, tenuto conto dello stato di perdurante siccità, dal 20 gennaio viene dichiarato «lo stato di grave pericolo per gli incendi boschivi e pertanto da quella data sino a revoca su tutto il territorio regionale viene introdotto il divieto di accensione di fuochi all'aperto nei boschi o a distanza da questi inferiore a 100 metri senza eccezioni».

A accentuare la confusione hanno contribuito gli avvisi diramati dalle comunità montane in base ai quali viene confermato il divieto a partire dal 20 gennaio con invito ai cittadini «in caso di incendi boschivi a telefonare al numero verde 1515».

Il dirigente del Corpo forestale Maurizio Olivieri chiarisce però la situazione.
«Si tratta di due cose diverse - spiega il dottor Olivieri - ciascuna delle quali fa riferimento a una propria normativa. Il divieto di bruciare sterpaglie rimane in atto senza alcuna modifica quindi le ordinanze dei sindaci sono del tutto regolari e devono essere rispettate. La prescrizione regionale collegata alle condizioni climatiche di questo periodo riguarda la generalità di altri fuochi. Mi riferisco alle cosidette fiamme libere per esempio quelle che vengono utilizzate per le saldature, per la impermeabilizzazione dei tetti, per l'accensione di torce, ma anche per i falò che contraddistinguono certe manifestazioni invernali, le fiaccolate e anche i barbecue».
Per poter riprendere le fiamme libere sarà necessario attendere la r
evoca da parte dell'assessorato regionale. Troppo alto di questi tempi è il rischio di incendio di boschi e purtroppo eventi del genere si stanno susseguendo di giorno in giorno.

g.devita

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