Gaddi sconfitto alle primarie
«Ma mi ha chiamato Berlusconi»

Si paragona a Leonida e i 300: «Mi piace l'idea di aver combattuto con un piccolo gruppo di sostenitori, altamente motivati. Ci siamo battuti con onore senza le logiche di precettazione del voto che, purtroppo, sopravvivono ancora oggi»

Come si è svegliato Sergio Gaddi?
Ottimamente, come ogni giorno. Solo con qualche ora di sonno in meno.
Però si è svegliato da sconfitto...
Certo, e la prima cosa che ho fatto, già ieri notte, sono stati i complimenti a Laura Bordoli per la vittoria. Ma c'è sempre una ragione o un motivo superiore perché le cose accadano. Spesso per una porta che si chiude, possono aprirsi molti portoni.
Lei durante la notte più lunga si è paragonato a Leonida. I persiani sono tutto l'establishment del Pdl locale?
Mi piace l'idea di aver combattuto con un piccolo gruppo di sostenitori, altamente motivati. Ci siamo battuti con onore senza le logiche di precettazione del voto che, purtroppo, sopravvivono ancora oggi.
Ha detto chiaramente «spero che non ci siano ripercussioni per chi mi ha sostenuto». Teme sia così?
Sì, temo sia così. Io non ho paura di nulla e di nessuno per me stesso, ma mi dispiacerebbe che qualche mio sostenitore possa pagare il prezzo della sua scelta di non essersi allineato alle direttive del partito.
Una telefonata o un messaggio che più le ha fatto piacere…
La telefonata del presidente Berlusconi. Per quanto riguarda i messaggi, l'elemento comune a tutti, e sono stati un'infinità, è stato il riconoscimento della passione messa in campo per tentare di risvegliare la città.
Cosa le ha detto Berlusconi?
Ha voluto essere informato puntualmente di come erano andate le cose. Non c'è niente di strano, visto che fu proprio lui a scegliermi 19 anni fa.

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