Mercoledì 21 Marzo 2012

I florovivaisti di Mariano
iniziano a contare i danni

MARIANO L'arrivo della primavera a Mariano coincide con un sommario, e parziale, bilancio dei danni subiti dai florovivaisti marianesi dopo le giornate di freddo polare dello scorso mese di febbraio che si sono abbattute sui vivai mettendo in ginocchio un intero settore produttivo d'eccellenza, paragonabile in città a quello degli artigiani del mobile.

Le temperature sotto allo zero che si sono ripetute per almeno 15 giorni il mese scorso, avevano messo in allarme gli addetti del settore, soprattutto per le piante in vaso e quelle non autoctone che, se non debitamente protette con particolari "bendaggi" dei tronchi, più delle altre potevano risentire dello stress causato dal clima i cui effetti si vedranno soprattutto in queste settimane attraverso lo scoppio dei tronchi o la presenza di vegetazioni bruciate alle chiome.

Poi, di colpo, è arrivata la primavera, con un certo anticipo rispetto al calendario e con sbalzi di temperatura di quasi 25 gradi centigradi in meno di una settimana e anche questi elementi non hanno giovato alle essenze dei vivai.

«La vera stima delle ripercussioni di quelle condizioni meteo così rigide - spiega il marianese Antonio Redaelli, presidente del consorzio florovivaisti lombardi e membro del consiglio di amministrazione del distretto Alto Lombardo - la potremo fare solo alla fine di maggio, ma già adesso è possibile tracciare un quadro. Parlo della mia azienda, ma il paragone è estendibile anche ad altre attività della zona: noi abbiamo avuto piante con i tronchi spaccati, come le magnolie o i cornus, che sono arbusti da giardino, e non è andata certo meglio a chi ha puntato su ulivi e oleandri che non sono piante tipiche della nostra zona, seppur diffuse negli ultimi anni. Un'altra essenza che ha sofferto, sono le canne di bambù: non è detto che riusciremo a salvarle».

Tutti i dettagli sul quotidiano La Provincia in edicola mercoledì 21 marzo.

r.foglia

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