Sabato 26 Maggio 2012

Un certain regard
Cannes, anzi Cart

Monza - Fra qualche giorno si saprà chi ha vinto la Palma d'oro. E si saprà anche chi si sarà guadagnato una platea mondiale grazie alla selezione
di “Un certain regard”, la storica rassegna che il festival del cinema di Cannes dedica agli autori e alle pellicole che hanno bisogno di un aiuto - e se lo meritano - per entrare nel panorama internazionale del cinema d'autore. Se la sono immaginata così, oltralpe, mettendo insieme un paio di altri premi del passato: una selezione speciale per gli autori che valgono e che altrimenti rimarrebbero ai margini della distribuzione, e dei grandi schermi. Più o meno giovani che siano.

Cannes non è poi così lontana: un po' di Lombardia e Liguria più di quanto ci si aspetti, poi è Francia ed è Costa azzurra. Ma nella settimana del festival francese del cinema quei “certi sguardi” non chiedono chilometri e gasolio. Basta andare alla galleria Cart di via Sirtori che sabato scorso ha inaugurato l'ultima collettiva della stagione, sotto il titolo mutuato dalla Croisette: “Un certain regard”, una verticale di artisti ad affermazione variabile che è prima di tutto «un parziale tentativo di descrivere uno stato fluido, imprevedibile, un momento non solidificato di un'esperienza in divenire; con un occhio di riguardo al diverso, all'indecifrabile e nonconvenzionale: una sfida ad appropriarsi di linguaggi differenti» scrive Giorgio Viganò, curatore della mostra e contitolare della galleria insieme a Calogero Ninotta.

E aggiunge: «Analizzando il problema delle intenzioni, indagando la misura analitica del pensare, scoprendo il retroterra emozionale, letterario e filosofico e talvolta le relazioni tra arte e scienza: quasi una apologia del metodo. Privilegiata in questa rassegna è la scelta di materiali anomali : carta, stoffa, ferro, legno, silicone, gesso, elementi naturali, creta e acqua», ovvero i lavori di Stefano Arienti e Alessandro Biggio, Francesco Fossati, Eva Marisaldi, Sabrina Mezzaqui, Luisa Rabbia, Alberto Scodro e Patrick Tuttofuoco.

«Dopo Duchamp non esiste una definizione di arte che valga una volta per tutte - scrive ancora Viganò riepilogando un secolo di storia dell'arte che parte dalla “Fontana” del Beaubourg e passa per tutte le frantumazioni dell'estetica classica - L'arte muta e le trasformazioni sono così radicali da esibire anche opere che sembrano estranee al mondo dell'arte: numerosissime sono le forme assunte oggi dall'arte contemporanea e talvolta in contraddizione tra loro. Rimane, al centro, il problema di commutare l'esperienza artistica in rappresentazione, nella varietà dei mezzi, dei procedimenti e dei materiali : spesso le cose, nella loro essenza, non sono come appaiono e le spiegazioni non rivelano appieno il mistero». E allora non resta che guardarle, per capire «tra ciò che vediamo e la trama dei propositi». Come nello specchio di Eva Marisaldi, che non riflette nulla se non se stesso: fino al 7 luglio (galleriacart.com, martedì –sabato 15.30-19.30).
Massimiliano Rossin

m.rossin

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