Mercoledì 11 Luglio 2012

Lungolago, un muro gonfiabile
Soluzione svizzera per le paratie

COMO Un muro che si gonfia automaticamente da posizionare sul lungolago al posto dei panconi (barre di alluminio da mettere manualmente in caso di esondazione). È questa l'idea di Edo Gilardi, professore comasco, poi progettata dall'ingegnere Andrea Pedretti che lavora per la società svizzera Airligh. Il progetto, di cui attualmente si sta predisponendo il prototipo, è stato consegnato anche al sindaco Mario Lucini e in Regione Lombardia.
«L'idea centrale di questo progetto - spiega Gilardi - è stata quella di coniugare in un unico sistema le caratteristiche che hanno dato esito positivo ai sistemi antiesondazione sia mobili che fissi, riducendo o eliminando ciò che li ha resi poco o per nulla pratici. Anche l'aspetto economico del nuovo sistema è molto interessante rispetto a quello delle barriere di precedente concezione, i costi infatti risultano notevolmente contenuti sia per la fase di costruzione che per quella di manutenzione». Il costo esatto non è ancora stato definito, ma il nuovo sistema è in sintesi costituito da una serie di salsicciotti che, a comando, si gonfiano riempiendosi d'acqua diventato un muro.
«Vanno interrati a 50 centimetri di profondità e serve una larghezza di 80 centimetri - prosegue Gilardi - e il sistema autogonfiante quando è a riposo, cioè chiuso, non ha alcun impatto ambientale. Per proteggere il lungolago di Como servono due ore e due persone. La manutenzione va fatta una volta l'anno». E ancora: «Al momento si sta pensando di realizzare il prototipo, ma per realizzare tutta l'opera servirebbero sei mesi». Il progetto è in fase di studio anche per i laghi di Locarno e Lucerna.
«Si tratta di un'idea interessante - commenta il sindaco Mario Lucini - ma il fatto che stiamo parlando di un prototipo crea evidentemente qualche problema. Stiamo parlando però di un progetto che sarebbe sostitutivo dei panconi nell'attuale progetto e che andrebbe comunque accompagnato dalle opere di isolamento nel sottosuolo che fanno parte dei dispositivi che vorremmo contenere». In sintesi le vasche e le opere idrauliche che proprio il primo cittadino ha chiesto alla Regione Lombardia di eliminare attraverso una revisione sostanziale del progetto.
Sulle modifiche chieste da Lucini, però, al momento c'è il muro degli uffici regionali, sia quelli tecnici sia quelli legali che temono un intervento della Corte dei Conti. Senza contare il nodo dei finanziamenti della legge Valtellina di cui potrebbe essere richiesta la restituzione in caso di rinuncia alla parte idraulica dell'opera antiesondazione.
Gisella Roncoroni

a.cavalcanti

© riproduzione riservata

Tags