Giovedì 03 Gennaio 2013

Diminuiscono i gardon
nelle acque del Ceresio

LUGANO (Canton Ticino) - Chi l'avrebbe detto, solo qualche anno fa, che il gardon sarebbe diventato, o non è lontano il giorno in cui questo avverrà, una specie da proteggere? Invece, stando allo studio portato a termine quest'anno da un giovane studioso ticinese, Paolo Moccetti, il gardon è sulla buona strada per diventarlo.

Moccetti, nella sua relazione, afferma che «La rarefazione del "Rutilus rutilus" nelle acque del Ceresio è motivo di preoccupazione, trattandosi di una specie fondamentale per l'ecologia di questo lago».

Ora è la preda principale
Pur essendo difficile immaginarne la definitiva scomparsa, vista la sua capacità riproduttiva molto elevata, è però più facile che la sua biomassa si stabilizzi a livelli assai inferiori rispetto al recente passato. Questo avverrebbe se tra preda (gardon) e predatore (in primo luogo i cormorani) si creasse un equilibrio.

«Quello attuale è un importante periodo di transizione e di assestamento dell'ecosistema del Ceresio, quindi sarebbero fuori luogo, o inaffidabili, eventuali previsioni sullo stesso» - afferma il ricercatore ticinese - «L'unico dato certo è che parte della nicchia ecologica, prima occupata dal gardon, è ora presidiata dal pesce persico» (da qualche anno la specie più numerosa del Ceresio - n. d. r.) «e al  momento il gardon è il pesce - preda dei predatori».

Se il futuro continuerà a presentarci questa situazione converrà studiare bene il fenomeno. Uno sviluppo possibile, anche perché il persico viene predato con più difficoltà dai cormorani, essendo localizzato a profondità più elevate rispetto al gardon e possedendo pinne acuminate.

Se invece il gardon ritornerà ad occupare la nicchia ecologica come in precedenza, bisognerà impegnarsi a sfruttarlo al meglio, promuovendone il consumo anche dal punto di vista culinario.

Un attento monitoraggio
«Per il momento non si può fare altro che monitorare attentamente la situazione o al massimo, introdurre un periodo di protezione per il gardon» - conclude Paolo Moccetti - «Il lago di Lugano, infatti, ha ancora la fortuna  di avere un patrimonio ittico abbastanza ricco, per cui bisogna fare di tutto per preservarlo. Il che sarà possibile solo con una stretta collaborazione tra  istituzioni e pescatori professionisti e dilettanti».
                                                                                 Giovanni Maccarrone

m.delsordo

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