Martedì 08 Gennaio 2013

Il "fantasma" di Mariano
La scienza alza bandiera bianca

MARIANO COMENSE La scienza ufficiale, per ora, alza le mani e dichiara la propria impotenza.
Quella figura strana, quell'immagine evanescente che si staglia là in fondo, fra carrelli e segatura, resta un mistero.
L'enigma sul presunto ectoplasma che infesterebbe un magazzino artigiano di Mariano Comense resta tale. Il Ghost Hunters Team finora non è riuscito a venirne a capo.
Gli acchiappafantasmi resi celebri dalla trasmissione Mistero, in onda su Italia 1, hanno sottoposto a una serie di sofisticate analisi la fotografia che immortala quello che (per chi ci crede) pare essere uno spettro. Cercavano una spiegazione razionale (ombre, riflessi, alterazioni elettromagnetiche o altro ancora) per quell'immagine a dir poco inquietante. Ebbene: non l'hanno trovata. E anche il torinese Alessandro Lercara, il professionista al quale hanno affidato l'immagine per un secondo esame del tutto indipendente, non è riuscito a svelare l'arcano: ha escluso qualsiasi manipolazione.

Daniele Piccirillo, il "sensitivo" del gruppo, ha pochi dubbi: «Non lo dico mai - premette - ma a mio parere è un'entità bella e buona». Nel gruppo dei Ghost Hunters, altri (i cosiddetti "tecnici") sono più cauti, ma è un fatto che l'esito dell'analisi ha lasciato tutti interdetti: chi è, o cos'è quella presenza umanoide, così evanescente eppure così definita e concreta?

A fine novembre, durante il sopralluogo nel capannone, Piccirillo aveva percepito un "sovraccarico emotivo" proprio nel punto in cui l'apparizione era stata immortalata. E lì gli strumenti avevano registrato un picco elettromagnetico, anche se poi i Ghost Hunters non erano riusciti a identificarne la fonte.
Di contro, le riprese audio e video effettuate all'interno del capannone perfettamente vuoto non avevano rilevato né suoni, né movimenti sospetti.

«Qualche giorno dopo, però, è successo qualcosa di strano - racconta Mirko Barbaglia, uno dei fondatori dei Ghost Hunters - i proprietari del magazzino ci hanno raccontato di aver udito da una parete un rumore come di acqua corrente. Era durato una decina di minuti, poi era cessato. Avevano da poco effettuato dei lavori, quindi sapevano che non c'erano condutture in quel muro. E in quel periodo non aveva nemmeno piovuto».

I titolari della ditta nel cui capannone è stato immortalato lo "spirito" si chiudono a riccio per preservare il loro anonimato. Non vogliono passare per matti o per dei visionari, anche se quei rumori li hanno sentiti e quell'immagine l'hanno vista. Perché quella presenza non l'hanno avvertita solo loro. Nei loro occhi c'è ancora la precipitosa fuga di quei tre clienti che, una volta messo piede nel magazzino, erano stati sopraffatti da un inspiegabile, malefico senso di oppressione.

e.romano

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