Martedì 29 Gennaio 2013

«La mascherada en cuntrada»
A Dossena è già Carnevale

Venerdì 1, sabato 2 e domenica 3 febbraio, a Dossena si terrà il tradizionale carnevale della «La mascherada en cuntrada», ovvero la mascherata in contrada. Il carnevale ripercorre l'antico copione dove un gruppo di maschere, rigorosamente di soli uomini, porta nelle frazioni quello che succede durante l'anno, raccontato in forma goliardica, tagliente e ironica la vita e i problemi quotidiani. Una sorta di canovaccio che  viene recitato a braccio sulle aie delle contrade.


Il programma:
1 febbraio ore 20.00 ai Mulì ala Ègia Ostarea
(alla frazione Molini - osteria) - ore 21.15 al Caràl Cà Magogn (al Carale)

2 febbraio ore 20.00 a Gromasera
(frazione Gromasera) - ore 21.15 alla  Adelvai  (frazione Adelvai)

3 febbraio ore 20.00 a Cà di Stur
(frazione Cà Astori) - ore 21.15 a la Costa dèla Ela (frazione Via Villa)


Il primo a entrare in scena è l'uomo del bosco , "L'om del Bosc", che racconta quello che ha sentito durante l'anno stando sul monte ad ascoltare, criticando sia il bene che le malefatte. Poi fa la sua comparsa l'Arlechì (l' Arlecchino), che prepara l'arrivo delle maschere tra salti e risate, delimitando lo spazio della mascherata e ne annuncia il titolo, che quest'anno è: ”La sarésa so la turta” (la ciliegia sulla torta).

A questo punto arrivano il minatore con il lume e i suonatori, seguiti dai veri protagonisti della mascherata: il vecchio, la vecchia e le altre figure. La mascherata si chiude con il ballo delle maschere, che svelano la loro vera identità, segue poi la musica, il canto e il ballo di tutti i presenti.

La festa continua  con  frittelle, torte e  vin brulé che gli abitanti della contrada offrono per avere ospitato la mascherata. L'antica mascherata di Dossena porta in se i germi della Commedia dell'arte: erano infatti bergamaschi i lavoratori che a Venezia erano chiamati normalmente Giovanni, e poi Zuan e infine Zanni. Lo Zanni è la maschera più antica della commedia dell'arte.

Nasce dall'indole e dal carattere tipico dei lavoratori bergamaschi che, tra i vicoli di Venezia, abbandona il lavoro e il servizio tra i nobili e i mercanti veneziani, iniziando i primi passi prima come attori di strada per poi salire sulle tavole del palcoscenico, senza mai dimenticare le proprie antiche radici orobiche.

r.clemente

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