Sabato 25 Maggio 2013

Ragazzo pestato a sangue
Il parroco: non è un caso

GUANZATE Un pomeriggio  di gioco tra ragazzi si è trasformato in un'aggressione ad un tredicenne. Tutto inizia con una partitella improvvisata a pallone nello spazio tra l'oratorio e la biblioteca. Un gruppo di adolescenti chiede ai ragazzini più piccoli di prestare loro gli zaini per farne le porte da calcio. Poi però un tredicenne del paese di origine senegalese chiede di riprendere il proprio zaino per andare agli allenamenti di calcio.

Il ragazzino, arrivato in Italia lo scorso anno, si è ben integrato e sta terminando il primo anno della scuola media. La sua più grande passione è il calcio, tanto che il piccolo atleta è già una promessa nella squadra dei ragazzini dell'U.S. Guanzatese. Non può perciò arrivare tardi al campo sportivo. Ma a questo punto scoppia un violento litigio sulla scalinata davanti alla biblioteca. Un diciassettenne spalleggiato da quattro amici decide di fermarlo nel modo peggiore, sferrandogli dei pugni sulla testa.

I vigili in servizio a piedi incrociano il ragazzino senegalese piangente e ferito in piazza Partigiani. Verrà quindi accompagnato dal padre in ospedale, quattro i punti di sutura. La polizia locale individua il ragazzo che ha sferrato i colpi attraverso le telecamere che non inquadrano però la lite. «Non è un episodio di bullismo né di razzismo, ma si tratta di una lite tra ragazzi- chiarisce l'assessore Massimo Chiesa - Non è bello però che ragazzi più grandi se la prendano con i più piccoli. Ciò che è positivo è il fatto che dopo il brutto episodio i genitori dei due litiganti si siano parlati e chiariti. È difficile capire cosa vogliano e come aiutare in concreto i ragazzi anche perché non sempre si trova la loro collaborazione».

Il parroco don Mauro Colombo parla però di «episodi annunciati» anche da aggressioni verbali nel parcheggio della chiesa e vandalismi. «Non mi meraviglia affatto. Da tre anni combattiamo contro questi problemi. Abbiamo fatto delle gran riunioni con gli amministratori, le scuole, le agenzie educative ma senza risultato. Purtroppo il loro linguaggio è quello della violenza e anche in oratorio abbiamo dovuto faticare per far rispettare le regole, ma  reprimere non basta, occorre anche proporre. Avrebbero bisogno di educatori di strada che possano seguirli e si era pensato anche di offrire loro un luogo di aggregazione come l'ex bocciofila. Di fondi però oggi non ce ne sono e così ognuno delega all'altro. Cosa fare? Monitorare sempre e fare in modo che la situazioni non debordi».

f.angelini

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