Sabato 07 Febbraio 2009

Sanità, stranieri in fuga
I medici: no alla delazione

Pollice verso. La possibilità di denunciare i pazienti clandestini, introdotta con il disegno di legge sulla sicurezza appena approvato a Palazzo Madama, non piace ai medici comaschi.
«La norma va contro la nostra deontologia e rischia di creare un serio problema di salute pubblica - denuncia l’Ordine dei medici - Per non parlare della possibilità che si crei un circuito parallelo di strutture di cura irregolari». Dalla Cimo (confederazione medici ospedalieri) era già arrivato un parere negativo e anche la Caritas ieri è intervenuta sul tema, parlando di «decisione assurda, che calpesta i diritti fondamentali dell’uomo».
ll disegno di legge votato al Senato cancella la norma che vieta ai dottori di segnalare alle autorità gli irregolari che richiedono cure sanitarie in strutture pubbliche. Una novità che non convince il presidente dell’Ordine dei medici di Como, Gianluigi Spata: «Siamo contrari innanzitutto per una questione etica e di deontologia - spiega - Noi dobbiamo assistere tutti, siamo medici e il nostro compito è curare, non fare altro. Inoltre, il fatto che ci venga data la possibilità di denunciare i clandestini creerà un serio problema di salute pubblica. Queste persone, temendo di essere segnalate alle autorità, non andranno più in ospedale, con conseguenze facilmente immaginabili. Basta pensare al caso di un paziente colpito da una malattia infettiva che decide di non rivolgersi a un medico: si rischia un’epidemia. E questo vale per la tubercolosi come per i pidocchi. Infine, c’è il pericolo che nascano ambulatori irregolari. La nostra categoria - conclude Spata - è in subbuglio».
Contrario al provvedimento anche il direttore del Centro di medicina toracica, Giuseppe Lanati: «Abbiamo una deontologia che non può essere scavalcata e poi rischiamo che i clandestini non si curino, mettendo così a repentaglio la loro vita e quella di altri». Per il direttore della Caritas, Roberto Bernasconi, «si sta negando un diritto fondamentale come quello alla salute. Siamo di fronte a un errore gravissimo, a una norma assurda e inaccettabile». Nell’ambulatorio di via Rezia gestito dalla cooperativa «Asci-Don Guanella», intanto, tra i clandestini regna il panico: «Già oggi (ieri, ndr) alcuni pazienti non volevano andare in ospedale per sottoporsi agli esami prescritti dai medici che lavorano qui - spiega il responsabile, Marco Vendramin - Sono terrorizzati dal rischio della denuncia, la norma passata in Senato avrà conseguenze devastanti». Sono oltre 400 all’anno i pazienti visitati in ambulatorio: «Arriviamo a circa 800 visite, effettuate da 13 medici a rotazione. Abbiamo una convenzione con l’Asl e un’altra con Valduce e Sant’Anna per gli esami. Chi non può avere il medico di base o il pediatra, in sostanza, viene qui. Sono persone, anche se qualcuno se ne dimentica. Non dovremmo curarle?».

a.cavalcanti

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