Martedì 24 Febbraio 2009

Compensi Acsm
«Sono aumenti da marziani»

Via libera alle nomine e via libera, subito, a un aumento degli stipendi. La decisione presa sabato durante la prima assemblea degli azionisti di Acsm-Agam ha fatto infuriare tutti. Dal mondo politico (An, Lega e Pd) e da quello delle categorie (industriali e artigiani) arriva infatti un durissimo coro di critiche. Ma il neopresidente della multiutility, l’ex assessore comunale Umberto D’Alessandro, si difende: «Dopo la fusione con Agam, le dimensioni della società sono più che raddoppiate, mentre l’indennità per il presidente è cresciuta in misura inferiore al 10%». A D’Alessandro spetteranno 80mila euro annui (il compenso dell’ex numero uno, Giorgio Pozzi, era di 73mila euro), mentre 20mila andranno ai consiglieri («cifra identica a quella percepita in precedenza») salvo uno che, in quanto vicepresidente (figura non prevista nel vecchio board) ne guadagnerà 40mila: «In totale - riassume D’Alessandro - le spese cresceranno di 30mila euro l’anno rispetto al passato».
Il commissario provinciale della Lega Nord, Tito Cattaneo, non ci sta: «Prima bisogna ottenere dei risultati, poi si può guadagnare di più - tuona - Non hanno ancora dimostrato niente e già incassano. Da più parti sono state espresse perplessità sulla nomina del presidente e questa prima decisione non migliora certo il clima. Speriamo che, almeno, si meriti l’aumento a posteriori». Boccia la scelta fatta nei giorni scorsi anche il senatore lariano Alessio Butti (An): «È un segnale che non condivido. Men che meno in una fase in cui stiamo cercando di limitare le spese anche in Parlamento, con tagli ai benefit e agli stipendi».
Duro anche il capogruppo del Pd in consiglio comunale, Luca Gaffuri: «In questo momento di crisi ci saremmo aspettati tutto tranne che un aumento dei compensi. Gli amministratori, inoltre, vanno stipendiati in base al loro operato». Il presidente dell’Unione Industriali, Ambrogio Taborelli, non usa giri di parole: «Forse questi signori vivono su Marte, e da loro la crisi non c’è  commenta - Sono cose da marziani, come si fa a dare un segnale del genere? Noi siamo bestie da soma e loro stanno su un altro pianeta, è chiaro. In fondo è un segnale coerente con il modo di comportarsi tipico del pubblico e del para-pubblico». Usa curiosamente la stessa metafora il segretario di Confartigianato, Giorgio Colombo: «La politica vive in un altro mondo - sottolinea - e decide questi stipendi. Siamo a dir poco perplessi, anche se ormai è un’abitudine consolidata. Ma la gente si sta stancando per davvero».
Umberto D’Alessandro si difende a spada tratta: «Il ritocco dei compensi per il consiglio di amministrazione, proposto e approvato dai soci, è davvero minimo e tiene conto del peso della società che, di fatto, è raddoppiato rispetto al passato. Siamo una realtà che ormai serve poco meno di 210mila clienti. Il mio stipendio? L’impegno sarà gravoso e mi assorbirà totalmente, sono convinto che dimostrerò la bontà della mia nomina. Voglio rispondere con i fatti e garantisco fin da ora che timbrerò il cartellino tutti i giorni, come i dipendenti. È vero, la politica fa le nomine, ma guarda anche alla qualità delle persone che sceglie». Per D’Alessandro sarebbe stato un errore non alzare gli stipendi: «Se si paga meno, scende anche il livello dei professionisti di cui si può disporre. E comunque qui i consiglieri lavorano, non alzano soltanto la mano per votare. L’incremento delle indennità, peraltro, nel complesso sarà inferiore al 10%: infatti i singoli consiglieri già in precedenza, fra indennità e gettoni, percepivano 20mila euro annui». Calcolando gli aumenti decisi per presidente e vicepresidente «parliamo di una differenza di 30 mila euro l’anno in totale».

a.cavalcanti

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