Mercoledì 25 Febbraio 2009

L’hacker in galera rimedia 30 e lode

Trenta e lode in Elementi di informatica, trenta in Analisi matematica. Non smette di stupire il giovane Bogdan Gabriel Ionescu, vent’anni, condannato a scontarne tre nel carcere del Bassone con l’accusa di essersi intrufolato - lui, hacker provetto - nel sito internet di Poste italiane per una maxi truffa orchestrata dalla Romania. Quattro mesi dopo essersi iscritto al Politecnico di Como, Bogdan ha sostenuto l’altroieri i primi esami davanti ai professori Pierluigi Della Vigna e Giuseppe Bonzini, gettando definitivamente la maschera e mostrando, anche agli ultimi scettici, le stesse, eccezionali qualità che hanno fatto di lui, in Romania, una sorta di celebrità, vessillo del riscatto nazionale, a maggior ragione nei confronti di un Paese, il nostro, in cui chi arriva da Bucarest e dintorni in genere si ritaglia spazi di celebrità per tutt’altri motivi. Bogdan no. Bogdan è talmente bravo che Luca Ganzetti, titolare della Waylog - azienda informatica che collabora con la Procura per molte indagini penali - ha già manifestato l’intenzione di assumerlo: «L’idea - spiega Ganzetti - è quella di proporgli un contratto part-time, in modo da consentirgli di proseguire gli studi». Come molti altri, anche il proprietario della Waylog è convinto di avere a che fare con un fuoriclasse: «Uno così non l’ho visto mai davvero - dice - Interessa già alle polizie scientifiche di tutta Italia. Ci aiuterà a sviluppare nuovi sistemi di indagine attraverso Internet, che per noi sono il futuro». L’ostacolo più ingombrante sulla strada del ritorno alla normalità è, ovviamente, il carcere. Bogdan dovrebbe restarci, almeno sulla carta, per altri due anni. Del resto non fu condannato per una bazzecola, ma per avere tentato di fregare un bel po’ di soldi a qualche pensionato correntista delle Poste (in qualche caso riuscendoci anche). Le sue speranze sono tutte ancorate all’udienza davanti al magistrato di sorveglianza che, il prossimo 5 maggio, dovrà stabilire se concedergli o meno l’affidamento in prova chiesto dal suo avvocato Pierpaolo Livio. IPadri somaschi di viale Varese si sono già fatti avanti per ospitarlo, consentirgli di lavorare e, soprattutto, di laurearsi. Naturalmente a colpi di 30 e lode.

a.cavalcanti

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