Domenica 01 Marzo 2009

Tumore e non solo buio
Volontari col sorriso cercansi

Il coraggio di non dimenticare. Serve questo coraggio, sempre più richiesto oggi nei padiglioni dove i malati di cancro affrontano le loro battaglie terapeutiche. La molla di Noisempredonne, associazione che esprime una particolare vicinanza ai malati di oncologici, deriva in effetti dalla capacità di condividere un’esperienza di malattia che, una volta superata, lascia emergere i segni di un positivo cambiamento nel modo di affrontare la vita. «Chi si ammala di cancro attraversa momenti inevitabili di buio e di sofferenza, ma scopre anche risorse impensabili dentro di sé e nelle persone  care  coinvolte nel dramma» ammette la presidente Olga Ceriani che 12 anni fa, reduce dal primo intervento e relative terapie per combattere un tumore, avvertì il desiderio di mettere a disposizione un bagaglio di "scoperte" che avevano arricchito il suo vissuto.
 È nata così l’attività delle volontarie fra le corsie degli ospedali e nelle sale d’attesa dove nel via vai di pazienti, spesso si scorgono visi preoccupati, sguardi tristi e disorientati di fronte ad un referto che rende il futuro incerto, fitto di ombre. «Forti di un’esperienza provata sulla propria pelle, le volontarie riescono ad accostare gli altri con particolare competenza sul versante umano e psicologico, aspetti molto importanti ai quali nelle nostre istituzioni non si riesce a dedicare abbastanza tempo e risorse»: il dottor Dorian Cosentino, a capo del Dipartimento di Radioterapia oncologica dell’ospedale Sant’Anna, conferma la validità dell’iniziativa che vede coinvolte nell’attività soltanto donne che hanno completato l’iter terapeutico e si sono preparate a offrire sostegno agli altri anche  frequentando specifici corsi.
 «Negli ambienti ospedalieri  costituiscono una presenza discreta, ben accettata sia dal personale sanitario che dai pazienti» nota il dottor Giovanni Scognamiglio, dirigente medico nel reparto di Oncologia dell’Ospedale Valduce dove ruotano una decina di ex pazienti. "Sono donne che hanno sofferto e lottato - prosegue - E hanno voluto mantenere un legame con il dramma vissuto che ha rivelato quanto la condivisione sia importante nella vita, sia cioè un valore da non perdere più. Così, con la loro serenità, riescono a contagiare con naturalezza pazienti e i familiari che si sentono travolti nella bufera, diventando un punto di riferimento oltre l’ambito tecnico e sanitario». L’auspicio è che questa nuova cultura che «non rimuove il pensiero della malattia, ma lo trasforma in condivisione e capacità di comprendere meglio chi ne viene colpito» - sintetizza Olga Ceriani - possa diffondersi incrementando l’attività di volontariato.
Anche nella struttura ospedaliera di Villa Aprica, lo stesso progetto è stato recentemente accolto con entusiasmo dal primario del reparto di Oncologia, Doris Mascheroni: «Purtroppo, il tumore alla mammella è in aumento: colpisce donne di ogni età creando situazioni complesse che richiederebbero spazi di ascolto, aiuto e dedizione ben più ampi. In tal senso la collaborazione di Noisempredonne con il personale medico e infermieristico costituisce un valore aggiunto che può diventare decisivo nell’affronto della malattia e del percorso terapeutico». In effetti il tumore al seno, che grazie agli screening orientati alla diagnosi precoce coinvolge un numero crescente di soggetti, suggerì la prima intuizione determinando la creazione dell’associazione: «Il nome stesso evoca la genesi dell’iniziativa» conferma il dottor Riccardo Roesel, senologo dell’ospedale Valduce, che segue la stessa esperienza come direttore scientifico. «L’originalità e l’efficacia di questo particolare volontariato sta nella trasmissione di un’esperienza provata sulla propria pelle...».

a.cavalcanti

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