Domenica 01 Marzo 2009

«Io, piuttosto che chiudere, regalo la ditta»

Un’azienda senza un euro di debiti. Anzi, con un credito Iva di 15mila euro che permetterebbe di fatturare fino a oltre 100mila euro senza dare nulla allo Stato. Si direbbe un’azienda sana, eppure la banca gli ha negato un prestito di soli 30mila euro. Da qui la disperazione dell’imprenditore Ruggero Bernacchio, che lancia un accorato appello per salvare la sua azienda, la “Carlo Vale”, sede a Como in via Grandi 15, specializzata nella produzione di camicie e cravatte. Pur di salvarla il signor Bernacchio è disposto addirittura a regalarla.
Ma trovare qualche giovane imprenditore disposto a rilanciarla sembra impossibile. «Siamo una piccola ditta produttrice di modelli esclusivi e brevettati di cravatte e camice - racconta l’imprenditore 62enne - Purtroppo mi trovo nella condizione di dovere chiudere a causa di problemi di salute, ma soprattutto perché la banca non ha voluto concedere un piccolo prestito di 30mila euro che ci avrebbe permesso di affrontare le spese di alcune fiere all’estero». La storia della “Carlo Vale” affonda le radici negli anni Sessanta. Fino a 5 anni fa godeva di ottima salute, aveva oltre 20 dipendenti e negli anni d’oro contava su un fatturato di diversi miliardi di lire. Poi nel 2003 il titolare, Mimmo Bernacchio, è morto. La ditta è passata al fratello Ruggero e la produzione, per motivi legati a vicende di famiglia, si è fermata fino a non avere più nessun dipendente. Ora l’impresa è a un bivio: risorgere o morire per sempre. «Non voglio arrendermi senza tentare l’ultima possibilità - aggiunge Bernacchio - lancio un appello ai giovani imprenditori. Offro la possibilità di entrare in società senza alcun capitale. Cerco con competenze commerciali. Ci vuole coraggio, lo so, soprattutto in un momento economico così poco favorevole, ma sono certo che la volontà e l’impegno di qualche brillante giovane uniti alla straordinarie potenzialità dell’azienda potrà cambiare le sorti non solo di questa piccola ditta ma dell’industria in genere». «Purtroppo banche e Stato - conclude Bernacchio – non sono vicini agli imprenditori come vorrebbero farci credere».
Esterrefatto l’assessore alle Attività produttive del Comune di Como Maurizio Faverio: «È  preoccupante l’atteggiamento della banca. Le misure del Governo in teoria sono finalizzate a sostenere le banche affinché queste a loro volta aiutino le imprese. Se il prestito è mancato la cosa è grave. Questa problematica sarà al centro del tavolo di coordinamento tra i rappresentanti politici, sindacali e delle imprese che avvieremo nel Comasco la settimana prossima». Il presidente dell’Unione Industriali di Como, Ambrogio Taborelli, è convinto che qualcuno si farà avanti: «Il problema forse è solo di comunicazione. Molti imprenditori stanno investendo perché credono ancora in questo settore. Ora che la storia di questa azienda verrà resa nota qualcuno si farà avanti quasi di sicuro».

a.cavalcanti

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