Mercoledì 18 Marzo 2009

Il cemento si mangia il parco e villa Feloy

Le persiane sono chiuse con assi e chiodi, per sbarrare la strada ai clandestini. L’erba è altissima e la vegetazione rigogliosa, quasi selvaggia, sta riconquistando il parco. Ma, senza scomodare Pirro, rischia davvero di essere una vittoria effimera. Stiamo parlando della splendida Villa Feloy e del suo parco, che si affacciano su un perimetro compreso tra i civici 3 e 1 di via Petrarca (a partire dall’Inail per 30-40 metri), via Carloni e il sedime ferroviario delle Nord, all’altezza del passaggio a livello di Como Borghi. L’intera area - la splendida villa a due piani di inizio ’900, la dependance del custode e il parco con piante secolari - è interessata da un Piano di recupero privato che ha fatto sobbalzare più di un esperto della Commissione comunale per il paesaggio. Insomma, è scattato l’ennesimo allarme cemento. Questa volta non sul lago o in periferia, ma in convalle, nella centralissima Como Borghi.
Dalle scarne informazioni trapelate finora si è appreso che il Piano di recupero (committente Marcella Galli, progettista Maximiliano Galli) depositato inComune all’Ufficio urbanistica prevede l’abbattimento completo dell’esistente: la villa a due piani (altezza massima 9 metri), l’edificio-portineria e le essenze arboree che nobilitano l’ampio parco urbano. Al loro posto dovrebbe sorgere un edificio con un corpo centrale su 4 piani (altezza massima 13 metri) e due corpi laterali su 3 piani. Nel piano interrato, inoltre, verrà realizzata un’autorimessa da 50 posti. Notevole la colata di cemento in arrivo: la volumetria complessiva, infatti, è pari a 7.139 metri cubi.
L’esame del Piano di recupero è stato avviato dalla Commissione per il paesaggio un paio di settimane fa. E subito, stando a indiscrezioni, sarebbero emerse forti perplessità, in particolare rispetto all’abbattimento degli alberi, le cubature e l’altezza del nuovo edificio (superiore di 4 metri rispetto all’attuale). Tanto è vero che giovedì scorso i commissari hanno effettuato un sopralluogo a Villa Feloy, per rendersi conto di persona della situazione. E adesso? Non resta che affidarsi ai sussurri del palazzo: pare che le criticità abbiano trovato conferma e che il verbale (sarà formalizzato probabilmente domani) stia per sancire un parere negativo.
Il presidente della Commissione, l’architetto Fulvio Capsoni, ha opposto ieri un cortese ma fermo "no comment": «Non confermo niente. E poi il verbale è riservato». L’unica concessione? Una mezza frase sibillina: «La Commissione ha varato un documento con le proprie linee guida, dove si può trovare un apposito capitolo». Seguirlo, però, condanna inevitabilmente a vagare nell’iperuranio: al punto 9 fa riferimento al «rispetto del verde», al 12 dice che «i Piani attuativi in aree non vincolate sono soggetti a parere preventivo di impatto ambientale volumetrico», al 17 parla di «preservazione ambientale», al 20 di «tutela del paesaggio da considerarsi prioritaria rispetto ad ogni altro diritto privato». A quale farà riferimento? Non resta che attendere gli sviluppi. Il parere, essenziale ma non vincolante, oltre che all’ufficio urbanistica, dovrà essere trasmesso al progettista, che valuterà se modificare o meno il Piano di recupero prima che venga istruita definitivamente la pratica per essere trasmessa non solo in Giunta (teoricamente, non implicando varianti urbanistiche basterebbe l’ok dell’esecutivo, ma in attesa del Piano di governo del territorio la Regione ha previsto un’ulteriore azione di tutela), ma anche in Commissione urbanistica e quindi in Consiglio comunale per il voto e l’adozione definitiva. Sempre che, nel frattempo, non intervengano a bloccare l’intervento vincoli da parte della Soprintendenza ai Beni ambientali o dell’Amministrazione provinciale.

a.cavalcanti

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