Sabato 13 Giugno 2009

Così muore un cedro
Blitz notturno del Comune

Sono le 5 in punto del mattino quando la motosega affonda la sua lama dentellata e rotante nel tronco del cedro di piazza Verdi. Il sole sta per sorgere dietro la collina di Brunate, ma nel nuovo giorno che viene la città al risveglio non troverà più il gigante che di stagione in stagione è cresciuto con lei, vegliando sul Teatro Sociale e sull’abside del Duomo per oltre sessant’anni. In un attimo viene abbattuto, come fosse la più tenera e sottile canna di bambù. Nel tronco spezzato che giace orizzontale all’interno dell’area transennata dal Comune, qualcuno tenta di contare i cerchi. Lo si impara da bambini: un cerchio per ogni anno di vita. E intanto che i pochi e tristi spettatori guardano con rabbia e malinconia la morte del cedro, sull’albero abbattuto si accaniscono altre due motoseghe. Tagliano ogni singolo ramo fino a ridurlo in un mucchio di pezzi di legno e segatura. Dopo un paio d’ore quello che rimane sono le radici, ancora ben salde nel sottosuolo, e pochi centimetri di tronco scoperto su cui nel pomeriggio è stata poi deposta una rosa, ultimo omaggio al simbolo di una battaglia che gli ecologisti hanno combattuto fino a poche ore prima, ma che hanno irrimediabilmente perso.

LE ULTIME ORE Giovedì sera alle 20.30 i cittadini che da mesi protestavano contro l’abbattimento del cedro previsto per la riqualificazione di piazza Verdi, si sono dati appuntamento davanti al teatro Sociale. Fino a quel momento erano convinti che la pianta sarebbe stata abbattuta all’inizio della settimana prossima, ma quando si sono radunati in piazza tra loro si è fatto largo un atroce sospetto: l’albero era stato transennato completamente e non era più possibile avvicinarsi. Solo la mattina prima un ragazzo si era arrampicato in segno di protesta per chiedere al Comune di non tagliarlo. Il gruppo ha poi marciato verso Palazzo Cernezzi per protestare in consiglio comunale. Le ipotesi sul giorno e ora dell’abbattimento si sono sprecate. In pochi credevano però che l’amministrazione avesse in mente di tagliare il cedro proprio la notte stessa. L’assessore competente, Fulvio Caradonna, si era infatti guardato bene dall’annunciarlo.

LA RABBIA Nonostante l’orario improbabile, alle 5 del mattino c’erano diverse persone ad assistere all’abbattimento. Elisabetta Patelli, leader dei Verdi comaschi, è stata tirata giù dal letto dal tam tam di telefonate partite dai ragazzi più giovani che erano rimasti a veglia del cedro. «Si è trattato di un blitz in piena regola. Ci era stato assicurato che né ieri né questa notte sarebbe stato tagliato - ha tuonato la Patelli mentre la pianta veniva segata - avevo avuto rassicurazioni dal dirigente dei lavori e anche da alcuni consiglieri comunali. Abbiamo fatto esposti, lettere al prefetto, petizioni, ma non è servito a nulla. È un bello smacco per i cittadini e per il consiglio comunale stesso che pensa di discutere l’argomento del taglio del cedro lunedì prossimo».

LE REAZIONI Il cedro ha diviso non solo la città, ma anche il consiglio comunale. Il Pdl è spaccato. I consiglieri Buono, Simone e Belcastro condividono l’amarezza dei manifestanti. Lo stesso presidente del consiglio Mario Pastore  ha dichiarato: «È un vero peccato. Si è persa questa volta un’occasione per poter portare in aula un argomento caro a tutti i nostri cittadini». Il capogruppo del Pdl, Marco Butti, la pensa però diversamente: «Ho massimo rispetto per le sensibilità dei cittadini, ma la questione è un altra: avrebbero potuto portare all’attenzione del Comune la questione del cedro in occasione dell’approvazione del piano delle opere 2008, ma non l’hanno fatto. Ora cominciamo ad esempio a prestare attenzione alle piante a rischio del parco di Villa Feloy». E il sindaco Bruni? «Con tutti i problemi della città, i valori, la morte di una ventenne, i giornali dedicano pagine e pagine al cedro» ha detto il primo cittadino, all’assemblea di Confartigianato.

a.cavalcanti

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