Martedì 01 Settembre 2009

Negati i permessi pagati
per l'operazione del figlio

SAN FERMO DELLA BATTAGLIA Un figlio malato, un intervento agli occhi necessario ma non coperto dal sistema sanitario nazionale e una mamma che vorrebbe avere tre giorni di permesso, ma si scontra con un regolamento che glielo impedisce. È la storia di Sonia Galli, infermiera professionale nel reparto di Cardiologia dell’ospedale Sant’Anna di Como. Lei e il marito, Romano Enderti, dipendente dell’ufficio turistico del comune di Como hanno un figlio, Marcello, di 19 anni affetto da cheratocono, una malattia di carattere ereditario, «caratterizzata da una deformazione progressiva della cornea che porta a gravi deficit visivi».  Scrivono i coniugi, che vivono a San Fermo della Battaglia:«In fase avanzata il trapianto della cornea rimane l’indicazione terapeutica d’elezione. Esiste attualmente un unico metodo di cura che ha come obiettivo quello di contrastare l’evoluzione della patologia, procrastinando la prospettiva del trapianto. «Il rinforzo corneale mediante intreccio del collagene» noto come "Cross linking". L’intervento, che costa tra i 2mila e i 2.500 euro, praticato in Italia da circa tre anni, non è gratuito in Lombardia». Il primo è stato fatto due anni fa, ora ne serve un altro.
Dopo l’intervento, Marcello ha bisogno di alcuni giorni di assistenza, avendo anche un grave deficit visivo all’altro occhio, nonchè di essere portato in ospedale per essere sottoposto ai controlli. Il contratto collettivo, però, prevede che a domanda del dipendente possono essere concessi, nell’anno, tre giorni di permesso retribuito per particolari motivi personali o familiari adeguatamente documentati, compresa la nascita dei figli (tre giorni sono stati poi ridotti a 18 ore). «Nell’azienda ospedaliera Sant’Anna dove presto servizio - spiega la mamma del ragazzo -, il regolamento relativo alla concessione di permessi retribuiti concordato con i sindacati prevede che: il diritto di godere del permesso retribuito è subordinato al ricovero ospedaliero del coniuge anche legalmente separato, del figlio o parente (fino a seconda generazione). Il problema sembra quindi consistere nel fatto che mio figlio deve essere sottoposto a un intervento che però non prevede il ricovero ospedaliero non essendo eseguito privatamente, non viene effettuato presso l’azienda dove lavoro, ma necessità assistenza. Dunque per applicare alla lettera un accordo, a mio avviso ingiusto o quantomeno impreciso, non ho diritto ad alcun giorno/ora di permesso retribuito. L’assurdità è che se invece mio figlio decidesse di farsi un intervento di chirurgia estetica (presso l’azienda) l’avrei avuto. Un accordo sindacale è legittimo se comporta di fatto un ostacolo all’esercizio di un diritto fondamentale quele quella di assistere il proprio figlio dopo un intervento?». «Purtroppo il regolamento, concordato con i sindacati, è questo - replica Laura Chiappa, direttore sanitario dell’ospedale Sant’Anna -. La mamma può chiedere l’aspettativa o usare le ferie, ma non può avere il permesso retribuito. Sul perchénon venga coperto dal sistema sanitario nazionale non so dire, di sicuro la Lombardia è la Regione che garantisce la fascia di livelli minimi di assistenza più ampia».
«Spero che i sindacati cambino il regolamento per me e altri genitori nella mia stessa situazione», replica l’infermiera.

f.angelini

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