Al quinto furto in casa si arrende
«Non lo denuncio, tanto è inutile»

Cantù, l’ultimo episodio nell’abitazione dei genitori scomparsi: «Non ne posso più»

«Basta. E’ il quinto furto che subisco. Stavolta non farò nemmeno denuncia. Perché tanto non serve a nulla, se non a perdere tempo». Così Paolo Allevi, via Borgognone. L’esasperazione è tanta. L’amarezza pure. Le sue parole arrivano a poche ore dall’ennesima effrazione contata in pochi anni. In questo caso, i ladri, più che un furto vero e proprio, hanno compiuto una specie di profanazione. Sono entrati a seminare confusione nella casa, vuota, dove vivevano i genitori morti. Più che ladri, sono sembrati sciacalli.

L’effrazione è avvenuta la scorsa sera, verso le 20. Su una strada che, forse per l’illuminazione non ottimale, in un tratto al confine con Figino, o forse per le facili vie di fuga che offre - da una traversa, via Paradiso, in un attimo si è da tutt’altra parte, sulla strada verso Carimate - vede spesso un ritorno dei topi d’appartamento.

Questa volta, il furto è avvenuto al civico 53. Dove la casa è rimasta, per anni, intatta. A ricordo di chi non c’è più.

«Nella casa ci sono tutti i vestiti e tutte le cose di mio padre e di mia madre, prima che morissero. Abbiamo lasciato tutto com’era», prosegue Allevi.

Risale soltanto allo scorso novembre uno dei furti avvenuti all’interno della proprietà di famiglia. In quel caso, i ladri acrobati, specializzati in scalate di tubi, si erano presi qualche gioiello.

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