Martedì 06 Gennaio 2009

«Altro che lavorare di più...»
La rivolta dei pediatri di base

Guardia medica pediatrica? Studi aperti a turno anche sabato e domenica? Alle proposte avanzate dal primario di Pediatria dell’ospedale Sant’Anna, Riccardo Longhi, replicano gli specialisti che operano sul territorio: «Soluzioni impraticabili - dicono - Siamo pochi, non è possibile creare gruppi che garantiscano visite nei festivi e prefestivi. Inoltre, lavoriamo già 12 ore al giorno per cinque giorni e non possiamo fare di più, perché la nostra è una professione stressante». Nessuno nega che, nel periodo natalizio, il Pronto soccorso pediatrico debba fare i conti con un numero elevato di accessi e che sia opportuna una revisione dell’assetto organizzativo: «L’Asl prenderà le decisioni del caso - dicono i pediatri di famiglia -  ma non potrà fare miracoli, con pochi professionisti e risorse limitate».
Carla Brigida, pediatra comasca, sostiene: «Sul territorio siamo pochi. Ieri, per esempio, ho visitato 50 bambini in un giorno. Ognuno di noi deve sobbarcarsi una gran mole di lavoro, senza sostituti. Se per una giornata non possiamo lavorare, dobbiamo accordarci con un collega, che si accolla il doppio delle visite. La gente non ci pensa, ma siamo sempre sotto pressione». Lo scarso numero di specialisti ha una spiegazione: «Anni fa, quando la pediatria di base stava nascendo, i posti per chi voleva specializzarsi erano molti, ora invece dalle scuole escono 3-4 pediatri l’anno. L’esiguità dell’organico è un problema sul territorio, ma anche in ospedale, dove ho lavorato a lungo. Come ha ricordato il primario del Sant’Anna, in caso di urgenze in reparto, il medico di turno è costretto a lasciare scoperto il Pronto soccorso». La dottoressa parla di «situazione critica, sia per noi sia per i genitori, che si lamentano e vanno in crisi se il pediatra di fiducia non c’è. Ma l’Asl non può fare miracoli, senza nuovi professionisti».

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