Lunedì 26 Gennaio 2009

Amianto, 250 morti a Como
Il record nelle aziende tessili

Era nei freni dei telai e nei macchinari, spruzzato sui muri con funzione ignifuga e sul soffitto come anticondensa e coibentante. Un materiale poliedrico, funzionale e, soprattutto poco costoso: ecco perché l’amianto è stato utilizzato dappertutto per poi scoprire che quell’elemento tanto prodigioso nascondeva una malattia altrettanto grave come il tumore. Nel 1992 il divieto di produzione e utilizzo, ma la scia dei morti è lunga e destinata a non arrestarsi nel breve periodo, poiché il tumore dell’amianto (il mesotelioma pleurico) può manifestarsi anche trenta, quarant’anni dopo aver respirato le polveri killer. Quello pericoloso è quello puro, ma anche l’eternit danneggiato che consente alle fibre di liberarsi nell’aria.
«Dal 2000 - spiega il dottor Lamberto Settimi, responsabile del dipartimento di Prevenzione dell’Asl - è istituito un registro regionale dei mesoteliomi che raccoglie le diagnosi. Poi ciascun caso viene rimandato alle singole Asl per capire i nessi tra la patologia e il lavoro anche in funzione di resoconti all’Inail per i risarcimenti». A Como in dieci anni, tra il 1988 e il 1997 si sono registrati 145 casi (siamo al sesto posto in Lombardia) a cui vanno aggiunti gli 85 dal 2001 al 2006 e ancora quelli in corso di indagine, ovvero i sette del 2007 e gli 11 del 2008. «Spesso - chiarisce il medico - non riusciamo nemmeno a parlare con il malato, visto che l’aspettativa di vita quando si manifestano i sintomi non va oltre l’anno. E allora si va alla ricerca delle cause tramite i racconti dei familiari e dei colleghi».
Nel Comasco il settore più pericoloso è il tessile (il 26.9% del totale dei casi) a causa dell’utilizzo dell’amianto nei freni dei telai, seguito dal metalmeccanico (14%), dalle stiratrici (8.3%) per l’amianto contenuto negli assi da stiro e ancora nell’edilizia (9.9%), nell’esercito (7%, si tratta di comaschi arruolati in marina) e con sue casi anche nella vinificazione.
Una volta accertato il legame tra il mesotelioma e il luogo di lavoro, scattano i controlli nelle aziende per verificare la persistenza della sostanza cancerogena. Nel dettaglio su 89 ditte in 61 non è stato riscontrato nulla: va detto che visti i periodi di latenza della malattia (anche 30-40 anni) è evidente che molti macchinari e ambienti sono stati modificati. In 13 casi, però, l’amianto è stato trovato e sono state attivate le bonifiche.

a.cavalcanti

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