Sabato 07 Giugno 2008

E' morto a 91 anni Dino Risi
il papà della commedia all'italiana

Un anziano regista sempre dinamico e spiritoso, un'anima inquieta che sembrava avere fatto un patto col diavolo contro l'inattività della vecchiaia: non è un caso quindi che la notizia della scomparsa di Dino Risi abbia suscitato stupore. Uno degli utlimi "grandi vecchi" del cinema italiano, insieme a Mario Monicelli, Risi è stato capace di raccontare come pochi il cambiamento della società italiana dall'anteguerra fino ad oggi.
Con un taglio sempre ironico e implacabile, il regista ha svelato i tanti vizi, i molteplici tic e le scarse virtù della gente italica, dagli anni difficili del fascismo e del dopoguerra ai fasti del boom economico degli anni Sessanta, fino alla liberazione sessuale degli anni Settanta e alle ricorrenti crisi economiche del Paese.
Cogliendo sempre personaggi tipici, impersonati dai maggiori attori del cinema nostrano. Elencare i titoli delle sue opere più famose è un po' come narrare la storia d'Italia dell'ultimo secolo: Pane amore e..., Poveri ma belli, Il vedovo, Il mattatore, Una vita difficile (ambientato sul lago di Como), Il sorpasso, La Marcia su Roma, I mostri, I complessi, Operazione San Gennaro, Straziami ma di baci saziami, In nome del popolo italiano, Sessomatto, Profumo di donna, Telefoni bianchi, Caro papà, Sono fotogenico, Sesso e volentieri, Scemo di guerra...
Non è un caso che le immagini dei film di Risi accompagnino da sempre ogni inchiesta sulla storia del costume italiano, dagli aspetti più modaioli e mondani a quelli più drammatici.
Segno della sua capacità di regista di cogliere e rendere tipici i mille volti degli italiani, lui animo così inquieto, nato il 23 dicembre del 1917 a Milano e rimasto presto orfano, a 12 anni, con una vita vissuta da giramondo e soprattutto caratterizzata da una curiosità infinita per tutto quello che lo circondava.
Tant'è che in un'ultima intervista, confessò, come "prossimo progetto", di avere in mente un film con Tognazzi, Sordi, la Mangano e tanti altri giganti del cinema nostrano, da raggiungere ovviamente nell'aldilà: l'ironia non gli è mai venuta meno, neppure di fronte al pensiero della fine.

p.batte

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