Venerdì 16 Gennaio 2009

Federalismo fiscale, passa il testo
Bossi soddisfatto, il Pd si astiene

Primo via libera al ddl sul federalismo fiscale. Le commissioni Bilancio, Finanze e Affari Costituzionali di Palazzo Madama hanno dato l'ok al testo che andrà in Aula a Palazzo Madama da martedì prossimo. Le opposizioni si sono astenute mentre Pdl, Lega ed Mpa hanno votato a favore. «Sono soddisfatto - ha detto il ministro delle Riforme, Umberto Bossi festeggiando con Roberto Calderoli, Aldo Brancher e il relatore del provvedimento, Antonio Azzollini il voto - e questo dimostra che il muro contro muro non serve, ma è necessario il dialogo». Mentre il ministro Roberto Calderoli invita a usare lo stesso metodo per tutte le riforme, anche quella costituzionale.
In effetti il testo finale approvato oggi dalle commissioni è per larga parte condiviso tra maggioranza e opposizione. Una condivisione frutto di un lungo lavorio della Lega con l' accoglimento di molte proposte di modifica dell'opposizione.
Tra le aperture politicamente più significative quelle alla 'bicameralinà proposta ad Asolo da Gianfranco Fini e Massimo D'Alema che avrà il compito di dare il parere sui decreti attuativi della legge delega, il patto di convergenza e l'inserimento nelle legge delle funzioni di province e Comuni in attesa dell'approvazione della Carta delle Autonomie. Il Pd infatti con Walter Vitali spiega come diverse richieste del centrosinistra siano state accolte. «Ci siamo astenuti - sottolinea Vitali - perchè ci sono diverse aperture ma rimangono quattro aspetti ancora aperti, come la perequazione regionale verticale, la questione della Carta delle Autonomie, la manovrabilità dell'Irpef e l'inserimento del trasporto pubblico locale tra i livelli essenziali delle prestazioni».
Punti sui quali il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, in ogni caso apre sottolineando che «possono essere rivalutati in Aula».
Il centrosinistra comunque continua anche a insistere sulla questione delle coperture e il rischio che l'attuazione del provvedimento porti a un aumento della pressione fiscale. «Il rischio - dice il senatore del Pd Giovanni Legnini - è quello di un aumento della pressione fiscale o di un aumento delle spese e una diminuzione dei servizi. Per questo da subito abbiamo chiesto al ministro Tremonti di venire in commissione e quantificare quanto costa il provvedimento».
Il titolare di via XX settembre, però, si è visto poco in commissione, tanto che il Pd sottolinea come ci sia stata una interlocuzione privilegiata con la Lega ma non con il reso della maggioranza e rileva come sul tema ci siano divergenze all'interno della maggioranza. L'unico punto di fibrillazione durante le votazioni di oggi in commissione, in effetti, è stato quando governo e relatore hanno dato inizialmente parere favorevole a un emendamento del presidente della commissione Finanze, Mario Baldassarri che fissava in legge un tetto alla pressione fiscale prima del 42 e poi del 40%. Emendamento contro il quale l'opposizione è arrivata a minacciare l'ostruzionismo: il parere di governo e relatore è diventato negativo e alla fine la proposta è stata respinta. «Il fatto che sia stato respinto - osserva Legnini - è positivo perchè rischiava di essere una dinamite per i conti pubblici, ma su quel punto si è segnalato un sintomo di nervosismo di alcuni settori della maggioranza su quello che è nervo scoperto e cioè la promessa fatta agli elettori di abbassare le tasse».


Ecco, in pillole, i punti chiave del provvedimento:

DA SPESA STORICA A COSTO STANDARD - L'obiettivo della norma è quello di assicurare autonomia di entrata e spesa agli enti locali in modo da sostituire, gradualmente, per tutti i livelli di governo, il criterio della spesa storica con quello del costi standard per i servizi fondamentali che devono costare ed essere erogati in modo uguale in tutto il Paese.

TETTO TASSE - L'obiettivo della riforma è quello, tra gli altri, di arrivare a una complessiva diminuzione della pressione fiscale. La norma prevede, quindi, che, attraverso i decreti attuativi, "sia garantita la determinazione periodica del limite massimo della pressione fiscale, nonchè del suo riparto tra i vari livelli di governo". In una delle 'bozzè di ddl era previsto, tra l'altro, che nella fase transitoria il federalismo non comportasse alcun aumento della pressione fiscale generale, norma che è stata in un secondo momento cassata.

LOTTA E EVASIONE FISCALE - È stata invece introdotta la previsione del "coinvolgimento dei diversi livelli istituzionali nell'attività di contrasto dell'evasione fiscale".

PREMI E SANZIONI PER ENTI VIRTUOSI E NON - Sanzioni fino al commissariamento per comuni, province e regioni inadempienti, mentre il ddl prevede un "sistema premiante" nei confronti di chi a fronte di un alto livello dei servizi sia in grado di garantire una pressione fiscale inferiore alla media degli enti del suo livello.

TETTO A COMPARTECIPAZIONI - Le autonomie locali, per l'erogazione dei servizi, fanno ricorso al fondo perequativo, alla compartecipazione a tributi erariali e a tributi propri. Nel caso dei comuni è previsto un mix di compartecipazione a Iva e Irpef. Il ddl prevede in ogni caso una tendenziale limitazione delle compartecipazioni alle sole spese per garantire le funzioni essenziali.

FUNZIONI COMUNI E PROVINCE - Nel ddl vengono definite le funzioni essenziali per Comuni e province, in attesa della Carta delle Autonomie.

ROMA CAPITALE E CITTÀ METROPOLITANE - Il ddl specifica le funzioni amministrative che spettano al comune di Roma, oltre a quelle attualmente di sua competenza. Si va dalla tutela e valorizzazione dei beni storici, artistici, ambientali e fluviali all'edilizia pubblica e privata alla protezione civile. Queste funzioni sono disciplinate con regolamenti del consiglio comunale, che diventa 'Assemblea capitolinà. A Roma Capitale viene attribuito un patrimonio "commisurato alle funzioni" che le vengono attribuite ed è previsto anche il "trasferimento, a titolo gratuito, a Roma capitale dei beni appartenenti al patrimonio dello Stato non più funzionali alle esigenze dell'Amministrazione centrale". Il testo prevede anche la definizione delle funzioni e dei conseguenti tributi da assegnare alle città metropolitane.

PATTO DI CONVERGENZA - Il governo, previo confronto e valutazione congiunta in sede di Conferenza Unificata individua un percorso dinamico di convergenza ai costi e fabbisogni standard detto 'patto di convergenzà che è presentato insieme al Dpef alle Camere e che enti sono tenuti a rispettare. In caso di mancato raggiungimento lo Stato accerta le motivazioni degli scostamenti e stabilisce le azioni correttive da mettere in atto. Una sorta di 'patto di convergenzà è prevista anche per il settore delle infrastrutture.

BICAMERALINA - A dare il parere sui decreti attuativi sarà una commissione bicamerale, composta da 15 deputati e 15 senatori, indicati dai gruppi e nominati dai presidenti delle Camere. La commissione lavora avvalendosi della consulenza di un comitato esterno con rappresentati delle autonomie territoriali nominato dalla Conferenza Unificata. Il governo, se non intende conformarsi ai pareri di questa commissione come di quelle economiche che saranno investite di questo compito, deve rimettere i testi alle Camere ma dopo 30 giorni dalla nuova trasmissione può comunque adottare i decreti in via definitiva.

TEMPI ATTUAZIONE - Il primo decreto attuativo del ddl va emanato entro un atto e tutti gli altri entro due anni dopo l'entrata in vigore del testo. L'entrata a regime del provvedimento avverrà al massimo entro nove anni dall'entrata in vigore del provvedimento.

s.casiraghi

© riproduzione riservata

Tags