Il digitale che si ispira

al modello cotonificio

Il digitale che si ispira al modello cotonificio

C’è un modo speciale per convincere le aziende a tuffarsi nel futuro senza remore. È quello che prima induce a guardare indietro, al passato. Senza facili nostalgie, al contrario per prendere ispirazione e quindi una dose di ossigeno più robusta, indispensabile per la corsa.

Ci prova, ComoNext. Prima di spiccare un volo delicato, ma decisivo per la sua esistenza - anzi di farlo spiccare alle aziende, insieme - cita un nome particolare. Quello di Francesco Somaini. L’imprenditore che fondò il cotonificio, ma qualcosa di più. Voleva naturalmente arrivare a un’azienda di successo, un’attività che unisse il piacere di creare e gli affari. Eppure non si fermò lì. Costruì la rete, la comunità (come si stava bene quando non c’era solo la “community”, verrebbe da dire), un villaggio operaio dove si potesse vivere in condizioni migliori insieme.

Ci mise capannoni, macchinari, tutto ciò che c’era di industriale. E pure le mucche, per produrre latte e formaggi freschi per i suoi operai. Come molto altro, ingredienti preziosi per un’umanità unita dal lavoro e non solo.

Esplorando il Parco tecnologico gli elementi rimasti quasi in custodia del passato sembrano quelle colonne di ghisa o la struttura adattata alle esigenze della modernità. Ma le mura e gli altri elementi strutturali non rappresentano da soli il cuore della somiglianza con l’ex cotonificio e tanto meno possono esserlo per l’avvenire.

La rete di oggi è specchio di quella di ieri. Anche se non si può toccare, forse soprattutto per questo, ma unisce persone, realtà, territori, Paesi come accadeva nel villaggio operaio. Del resto, il secolo trascorso ci ha fornito l’immagine del villaggio globale, tracciata dal sociologo McLuhan.

E questo modello cresce e corre sul pianeta, passando anche dalla sfida di un Parco scientifico tecnologico come quello di Lomazzo.

ComoNext oggi ci mette di fronte una rete di aziende che ci parlano quasi di fantascienza. La luce artificiale in una stanza, che si presenta in modo così naturale. I microsatelliti che sono qui, a portata di mano, in una città di provincia che però vuole spalancarsi al mondo: esempio ancora più spettacolare, se si vuole. Ma colpisce anche la multinazionale danese del latte che arriva, a conferma del fatto che le vocazioni più moderne sono pure le più antiche.

Tra tutti questi interessanti fili, ce n’è uno che è rosso e guida più degli altri verso il futuro. Si chiama innovazione. Quella in cui credeva il cavalier Somaini e che portò avanti in ogni maniera, e soprattutto per ogni persona parte del suo mondo.

L’innovazione certo oggi è anche il digitale. E le aziende che producono materiale che più tangibile non si può, lo stanno scoprendo a poco a poco. Non lo possono fare da sole, in questo senso importante è l’alleanza dichiarata tra istituzioni, associazioni di categoria, atenei, perché si possa prima di tutto far capire questa esigenza all'interno delle imprese ancora convinte di potersi sottrarre a questa sfida. No, il cavalier Somaini non si sarebbe tirato indietro, non ne avrebbe avuto paura.

Come non lo fanno i tanti giovani e meno giovani di ComoNext e di questo territorio. Tra le difficoltà quotidiane, nella crudeltà a volte dei bilanci da far quadrare a ogni costo, ma anche prendendo sempre quel respiro profondo: qualcuno ci è già passato. E questo racconta che l’innovazione è il digitale, ma soprattutto uno sguardo nuovo.

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