Mercoledì 30 Aprile 2008

Il primo giorno in Parlamento
dei deputati e dei senatori comaschi

di Gisella Roncoroni
inviata a Roma
ROMA
Per i parlamentari comaschi catapultati a Roma sono suonate due “campanelle”. La prima (alle 10) a Montecitorio per Nicola Molteni ed Erica Rivolta (Lega), Chiara Braga (Pd), Lucio Stanca (Pdl) e Luca Volontè (Udc), la seconda (mezz’ora dopo) a Palazzo Madama per il veterano Alessio Butti (Pdl) e per Armando Valli “Mandell” (Lega) all’esordio. Ma da fuori, dall’immensa piazza davanti alla Camera o in via Risorgimento, non si coglie l’emozione di chi, nelle due aule, entra davvero. Non si colgono i pensieri, i sogni che si avverano o le rivincite dopo anni di militanza.
Alla Camera è Pierluigi Castagnetti a presiedere provvisoriamente i lavori per eleggere il presidente. È lui a dire, alle 10.03, «La seduta è aperta. Prego i colleghi di prendere posto». Ed è ancora lui, nel discorso introduttivo, a inviare un saluto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a ringraziare l’ex presidente Fausto Bertinotti (fuori dal Parlamento) e a ricordare che «la XVI legislatura è quella delle celebrazioni del sessantesimo anniversario della Costituzione». A sottolineare, visibilmente commosso, che è anche «il trentesimo anniversario dell’assassinio da parte delle Brigate Rosse di Aldo Moro e dei cinque agenti della scorta» e a concludere con un «omaggio a tutte le vittime del lavoro». È sempre lui, infine, a  evidenziare che proprio il 29 aprile, ma del 1945, le truppe statunitensi liberavano il campo di concentramento di Dachau, a dare «il benvenuto ai deputati e alle deputate eletti per la prima volta», a dire che il 14% degli eletti ha meno di 39 anni, che le donne sono al 22% «meno del Nord Europa, ma più di Francia e Regno Unito» e che il numero dei gruppi è sensibilmente ridotto rispetto al passato.
Dopo le procedure di rito, alle 11.40, si parte con l’elezione del presidente della camera. Prima votazione. Per l’ingresso in aula di Bossi è un’ovazione e, a sua insaputa, Chiara Braga si troverà a votare quasi contemporaneamente al leader della Lega. Poi votano tutti gli altri lariani, tra volti noti e politici di lunga data. «Il primo impatto con l’aula - racconta la 28enne di Bregnano arrivata con mamma Gianna e la sorella Elisabetta, ma anche seguita dalla “ex deputata” Rosalba Benzoni - è stato molto emozionante e l’ingresso  ti fa rendere conto del ruolo che si occupa e dell’importanza dell’istituzione. Ho tanta voglia di lavorare e spero di poter far parte della commissione territorio (è laureata in urbanistica, ndr)». L’incontro con i big della politica? «Pensavo di essere più a disagio. Veltroni ha salutato tutti e così hanno fatto Damiano e Fassino». Non ha dubbi Nicola Molteni, cravatta e fazzolettino verde padano, sulla fotografia che porterà sempre nel cuore del suo esordio da deputato: «Il momento più bello ed emozionante è stato - dice a fianco a Camilla e al fratello Cristiano - e resterà sicuramente l’ingresso di Bossi in aula e l’applauso di tutto il gruppo». La collega di partito Erica Rivolta aggiunge: «La cosa bella è essere in Parlamento in questo momento storico per la Lega. Riusciremo finalmente a realizzare vent’anni di battaglie». A Palazzo Madama la squadra azzurra ha riportato Alessio Butti, parlamentare dal 1992: «C’è euforia per il risultato di ieri di Alemanno a Roma. Emozione? No, ormai francamente ci ho fatto il callo. Adesso bisogna lavorare e sentire la responsabilità del momento difficile per il Paese». Il collega del Carroccio Armando Valli non può non emozionarsi, visto che arriva a Roma dopo anni e anni di militanza tra gazebi e comizi: «Sono rimasto un attimo sbalordito - confessa seduto proprio dietro a Roberto Castelli e Rosy Mauro -  appena entrato, ma poi è passato».
Da adesso i due portoni di Montecitorio e di Palazzo Madama si riapriranno ogni mattina alle 8 per i prossimi cinque anni. Il Transatlantico diventerà il principale luogo di incontro. E le due campanelle continueranno a suonare. Con meno emozione, forse, ma con i primi provvedimenti da discutere.

f.angelini

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