Domenica 07 Dicembre 2008

Il regalo per il nipote in Ucraina:
«Ha 3 anni, non l’ho mai visto»

Il Babbo Natale delle badanti e delle colf guida un furgone bianco. Ogni settimana taglia in due mezza Europa. E i doni da portare ai bimbi li raccoglie il sabato, nel parcheggio della Ticosa. Sono pacchi senza fiocchi, quelli che finiscono su slitte senza renne. Guidate da Santa Klaus senza barba. E che raccolgono i regali da donne con il volto sorridente, pur raccontando storie senza sorrisi.
L’altro Natale degli immigrati "comaschi" ha gli occhi colmi di nostalgia di Elena Kutma. Ucraina, da otto anni a Como, per amore del figlio ha abbandonato la sua Leopoli. Con quel suo centro storico bello da togliere il fiato perfino all’Unesco, che infatti lo ha dichiarato patrimonio dell’umanità.
La signora Elena arriva al parcheggio della Ticosa e sembra un fiotto in quel fiume di teste, per lo più bionde, che ogni sabato scorre fin là dove c’era la tintostamperia prima, le macerie con l’amianto poi, un futuro ancora da approvare ora. In mano ha una borsa nera. E un enorme sacchetto griffato "Giocheria". Si avvicina al primo furgone bianco, con la targa ornata dal gialloblu della bandiera ucraina, e consegna il bagaglio a un uomo dai capelli neri. Lo sguardo veloce. I modi spicci. È lui il Babbo Natale che, quest’anno, porterà i doni al nipotino della signora Elena. Un bel bimbo, verrebbe da chiedere. Ma... lui «ha tre anni» ed Elena Kutna «da quattro anni» non torna a casa. «Il figlio di mio figlio? Non l’ho mai conosciuto di persona», risponde mentre fruga tra le emozioni alla ricerca di un sorriso.

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