LA SCHEDA/ Chi era il principe del terrore

A quasi dieci dagli attentati alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono, Osama Bin Laden, l'uomo più ricercato del mondo, è stato ucciso in un raid delle forze statunitensi in Pakistan, secondo quanto ha annunciato il presidente americano Barack Obama in un messaggio alla nazione.

Nato a Riad nel 1957 (la data esatta non è stata però mai confermata), il capo di Al Qaida era il dodicesimo figlio di un magnate delle costruzioni, Mohammed Bin Laden, immigrato yemenita diventato ricchissimo. Dopo gli studi di ingegneria civile ed economia alla prestigiosa università King Abdul Aziz di Gedda, nel 1973 si era legato ad alcuni gruppi islamisti. Secondo la testimonianza di alcuni suoi amici, all'epoca Bin Laden era un giovane devoto, riservato, impegnato nello studio dei principali testi del wahabismo, corrente integralista dell'Islam sunnita in vigore in Arabia Saudita.

Dopo l'invasione sovietica dell'Afghanistan, il giovane Bin Laden rispose all'appello della jihad contro le truppe di Mosca, e con il beneplacito delle autorità saudite si dedicò all'organizzazione del sostegno logistico ai mujaheddin afgani, trasferendosi a Peshawar, in Pakistan, dove incontrò colui che sarebbe diventato il suo mentore, il palestinese Abdullah Azzam, uno dei principali organizzatori della resistenza antisovietica.

Dopo la sconfitta russa nel 1989 Bin Laden rientrò come un eroe in patria e divenendo un fervente sostenitore della jihad. I suoi rapporti con le autorità di Riad si incrinarono però dopo l'invasione del Kuwait da parte dell'Iraq di Saddam Hussein, nel 1990. Bin Laden propose infatti al re Fahd di impiegare contro le forze irachene la sua "legione islamica" composta da mujaheddin, ma il sovrano saudita si rifiutò e lui si sentì tradito, ritenendo che il suolo sacro del suo paese era stato profanato dalla presenza di migliaia soldati americani.

Nel 1992 il governo saudita, non tollerando più le sue critiche e il suo sostegno alle forze di opposizione, gli ritirò il passaporto, e Bin Laden si spostò quindi in Sudan, con la benedizione delle autorità di Khartoum. Nel 1994 Riad gli tolse infine la cittadinanza saudita dopo la pubblicazione di "fatwe" contro gli Stati Uniti e la famiglia reale saudita. Nel 1996 il Sudan, sottoposto a forti pressioni internazionali, gli chiese di lasciare il paese, e Bin Laden si spostò così in Afghanistan con i suoi uomini, dove i talebani avevano nel frattempo preso il potere.

Nel paese asiatico organizzò dei campi di addestramento per terroristi che attirarono migliaia di musulmani, e pianificò una serie di attentati con i quali divenne presto il nemico numero uno degli Stati Uniti. I suoi attacchi più spettacolari, prima di quello dell'11 settembre 2011, furono compiuti nel 1998 contro le ambasciate Usa in Kenya e in Tanzania (224 morti). Dopo l'attacco al World Trade Center, il presidente Usa George W. Bush disse che lo voleva catturare "vivo o morto", e sul suo capo fu posta una taglia di 50 milioni di dollari.

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