Venerdì 23 Gennaio 2009

La social card ai sacerdoti divide la Cgil

Non è piaciuto alla Cgil di Como l’"attacco al clero" della segreteria nazionale. «Ce lo siamo trovati anche noi, ma la maggior parte della segreteria non l’ha fatto proprio e lo respinge. Personalmente, con irritazione», dice Riccardo Pontiggia, segretario dei pensionati.
La segretaria nazionale Morena Piccinini, commentando il flop della Social Card, se l’era presa con «componenti di ordini religiosi che utilizzano la carta: seppure nullatenenti, non vivono gli stessi disagi e le tante difficoltà di altre categorie sociali». Non è una posizione condivisa a Como: in via Italia Libera sono diventati clericali? «Non è questo il punto - replica Pontiggia - il diritto è stabilito dalla legge e non si può togliere a nessuno, perché si aprirebbe la strada a chi vuol discriminare. Applicando il vecchio schema dell’anticlericalismo, si rischia anche l’antisemitismo, l’antislamismo, l’anticomunismo. Non si può essere ed agire contro qualcuno. Si deve essere per la pace, per la libertà, per la giustizia. Questa è la parte che dobbiamo tenere».
E, dunque, sulla Social Card, tutta la Cgil di Como è per i preti? «La posizione maggioritaria nella Cgil di Como è la seguente: la Social Card è per tutti quelli che ne hanno diritto, poiché non sta scritto da nessuna parte che, a parità di Isee, reddito, patrimonio mobiliare ed immobiliare, alcuni ne abbiano diritto ed altri no. Questa non è ideologia o religione. È la logica».
Ma, precisato il pensiero, con i suoi fondamenti, Pontiggia non risparmia critiche alla tessera sconto acquisti. Intanto, constata che negli ultimi giorni, sono aumentate le richieste di informazioni agli sportelli: persone che non avevano chiesto la card per vergogna o per timore burocratico, adesso ci provano. Prevale il bisogno e cominciano pure le richieste per il bonus famiglia.

a.cavalcanti

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