Venerdì 01 Agosto 2008

L'industria va in ferie
Ma la ripresa fa già paura

«Chiudere per ferie? Questo è un anno particolare e la gente non se n’è ancora resa conto»: è il presidente dell’Unione industriali, Ambrogio Taborelli, ad intonare un coro diverso rispetto agli altri anni tra fine luglio ed inizio agosto. Ovvero, non è il momento per far festa: la situazione è seria e non c’è tempo da perdere. «Già da anni, io non chiudo per tutto agosto - afferma il numero uno degli imprenditori - ma solo nelle due settimane centrali. C’è poco da far festa: siamo coinvolti nella crisi più grave degli ultimi 40 anni e non è una crisi di settore, ma europea. Prevedo un autunno durissimo. Gli ordini rallentano, il portafoglio è ridotto all’osso, attività al lumicino».
Non sarebbe il caso di deporre le armi dei continui conflitti politici e istituzionali e concentrare energie sulle soluzioni? «Non intendo aggiungere la mia voce alle tante polemiche in corso, facendone notare l’inutilità e le contraddizioni. Dico solo che questa non è una crisi come le altre e che per uscirne bisogna lavorare di più - sostiene - non abbiamo bisogno di invocare meno tasse, ma di ottenere sostegni per gli investimenti, per invertire la tendenza».
Ferie, per convenzione e per tradizione iniziano oggi, ma per vedere i cancelli delle fabbriche chiuse, bisogna andar fuori Como, ormai città post-industriale.
«Non saranno tutti chiusi - precisa Amleto Luraghi, segretario generale Cgil - fabbriche del settore chimico e plastico, unità locali di multinazionali, non chiudono se non per una settimana». C’è chi cessa l’attività o è in forte crisi (cfr. in questa pagina i casi Defim e Fillattice), con prospettive zero o minime per settembre «e ci sono aziende che stanno sul mercato e ci stanno bene. La situazione economica non è facile, ma dobbiamo riconoscere che l’economia comasca ha sempre saputo rispondere alle crisi, riorganizzandosi e ristrutturandosi - prosegue Luraghi - Anche stavolta, io non voglio essere catastrofista, ma il clima sociale pre- ferie è di grande e diffusa preoccupazione. Intanto, peggiora la crisi dei consumi». Per forza: in un anno, la pasta è aumentata del 25% e il pane del 12%: «Vogliamo parlare anche di prelievo fiscale, per il 90%, a carico dei lavoratori dipendenti e dei pensionati? E dei Comuni: o premeranno di più con le imposte o ridurranno i servizi - conclude il segretario Cgil - Potrebbe venir meno una fonte d’entrate importante, legata alla flessione dell’edilizia, un’attività che consuma suolo, ma alimenta le finanze comunali con gli oneri di urbanizzazione».

a.cavalcanti

© riproduzione riservata