Lunedì 24 Giugno 2013

Oro in auto, era un ex finanziere

Azienda di Valenza rivuole i lingotti

I lingotti sequestrati a bordo della Peugeot in transito al valico di frontiera
(Foto by archivio)

Un’azienda orafa di Valenza Po ha chiesto al tribunale di Como il dissequestro dei 110 chili d’oro intercettati a Pasqua dalla guardia di finanza di Ponte Chiasso. «Quei lingotti sono nostri», hanno sostenuto i responsabili della società. Ma i giudici respingono la richiesta: nessuna prova, resta il sospetto di riciclaggio.

Riciclaggio di cui è accusato un ex finanziere, rimosso dal corpo nel 2011 «per incompatibilità con lo status di appartenenza» e bloccato sulla strada tra Rodero e Gaggiolo con il doppiofondo della sua Peugeot 5008 che luccicava come una miniera nel Klondike.

La vicenda del carico da quattro milioni e mezzo in oro intercettato a ridosso del confine con la Svizzera è approdata davanti ai giudici del Tribunale del riesame. Motivo la richiesta di dissequestro del tesoretto in lingotti da parte di un’azienda orafa di Valenza Po, che ne ha reclamato la legittima proprietà. Tutto nasce dal controllo a cui una pattuglia delle fiamme gialle decide di sottoporre un’auto, sulla quale viaggiano marito, moglie e i tre figli. Lui è Davide Marco Rampone, 53 anni, fino a due anni fa appartenente alla guardia di finanza, attualmente amministratore unico della Zero11, società di Agno (Svizzera) specializzata del commercio di metalli preziosi.

In un ingegnoso doppiofondo, trovato grazie all’intervento della squadra “cacciavitisti” di Brogeda e che poteva essere aperto con una sorta di telecomando magnetico nascosto in una torcia portatile, viaggiavano dodici lingotti e tre lamine d’oro per un peso complessivo di 110 chili e contanti per poco meno di 7.500 euro.

Secondo gli inquirenti - che hanno sequestrato ogni cosa, auto compresa - l’oro era destinato a scomparire alla volta della Svizzera. Ma lo stesso Rampone prima e, più recentemente, una società di Valenza Po hanno chiesto che l’oro venisse dissequestrato.

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