Mercoledì 01 Aprile 2009

L’uomo da settecento milioni di euro

Gaetano Scafa, 58 anni, origini campane (Torre Annunziata), residenza a Vaduz, nel Liechtenstein, microscopico paradiso fiscale tra Austria e Svizzera.
È lui l’uomo da 700 milioni di euro che tra una settimana (il 7 aprile) comparirà davanti ai giudici del tribunale di Como - presieduto da Vittorio Anghileri - per avere tentato di introdurre nel territorio dello Stato alcuni tra i più squinternati falsi di cui in dogana si conservi memoria. Era il mese di giugno del 2007 e al valico autostradale di Brogeda i doganieri lo sorpresero su una Volkswagen Passat con dieci titoli falsi della Federal Reserve americana del valore di cento milioni di dollari ciascuno e, soprattutto, con sei banconote in carta oleata tinta nella tradizionale scala di verdi dei dollari Usa.
Ciascuna di esse recava impresso un valore di un milione di dollari, "taglio" che ovviamente la zecca americana non ha mai stampato, neppure negli anni più bui della grande depressione. In base a una serie di accertamenti effettuati dagli uomini della guardia di finanza, coordinati dal pm Massimo Astori, Scafa - che era diretto in un ospedale del Comasco per essere sottoposto a un piccolo intervento a carico del servizio sanitario nazionale - avrebbe voluto monetizzare sia i titoli che le banconote attraverso la Unicredit Private Banking di Bologna e presso la Banca di Trento e Bolzano.
In aula al processo tornerà anche Aaron Barbosa, consulente del consolato americano di Porta Venezia, a Milano, cui la Procura di Como si è spesso rivolta, negli ultimi anni, per chiedere una valutazione sui tanti titoli della Federal riserve americana sequestrati in dogana, e nella maggior parte dei casi palesemente falsi (l’ultimo non più di due settimane fa, quando sempre la guardia di finanza recuperò altri 50 milioni di dollari).
Non è Scafa il solo imputato a processo per il reato di introduzione di monete falsificate nel territorio dello Stato. Il prossimo 21 aprile, semper al tribunale di Como, sarà la volta dell’ingegnere romano Giuseppe Maffei, 68 anni. Questi fu fermato nel gennaio del 2008 alla dogana internazionale di Chiasso su un treno per Milano con quattro bond statunitensi della Sostec monitor Inc., tutti contraffatti, per un controvalore complessivo di 120 milioni di dollari americani.

a.cavalcanti

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