Venerdì 01 Agosto 2008

"Basterebbe l'architettura verde
per salvare l'immagine dei laghi"

"In Albania hanno un piano paesaggistico della costa, a Cipro, ancora divisa da un muro, da anni si tutela il paesaggio e non solo le singole costruzioni: solo in Italia si procede, quando si procede, per piccoli passi, senza visioni d'insieme": parola dell'architetto Danilo Demi, consulente delle Nazioni Unite e della Comunità Europea, con un'esperienza internazionale in gestione del territorio.
"L'architettura del verde può porre rimedio a molti scempi compiuti nel nostro Paese: si possono mascherare colate di cemento, orrende palizzate e tante altre brutture rivolgendosi agli architetti del territorio". Secondo l'esperto, "gli interventi di maggiore impatto sono possibili proprio sui cosiddetti water-front, ovvero sulle riviere marine e sulle sponde dei laghi, così come nei centri abitati a mezza costa: è lì - spiega Demi - che si possono sfruttare siepi, rampicanti e giochi prospettici per nascondere casermoni, viadotti e quant'altro continua a deturpare il paesaggio del Belpaese".
Ma è anche a partire dalle singole unità abitative che si può fare già molto: "una parete verde ha molteplici vantaggi - aggiunge -: blocca smog e polveri, è fonoassorbente e, se ben strutturata, può contribuire in modo non indifferente a una migliore termoregolazione degli ambienti interni".
E la tecnologia viene in soccorso di chi pensa che l'architettura verde sia esclusivo appannaggio di ville e grandi tenute: "bastano una siepe, un rampicante, un'aiuola, piccoli accorgimenti insomma per ingentilire ogni tipo di struttura edilizia, con costi di gestione ridotti sia per quano riguarda l'eventuale irrigazione e la potatura". Ma c'è anche un altro aspetto, di natura economica: "Una casa più bella da vedere - spiega Demi -, ben armonizzata con il paesaggio che la circonda è anche un immobile che acquista valore nel tempo".
Insomma, il verde può essere una carta fondamentale per rivalutare anche le situazioni più compromesse: "Ho avuto  esperienza diretta di zone degradate come certi quartieri di Cipro e delle coste balcaniche - conclude l'architetto, che ha anche un proprio sito (www.archipaes.eu) - e lì l'interesse per la tutela del paesaggio è sentito, più che da noi. La speranza è che, quando si parla di edilizia in Italia, si cominci a pensare anche in termini di piante ed essenze, oltre che di cemento e mattoni. E' una rivoluzione culturale ncessaria per un paese che vive di turismo".

p.batte

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