Mercoledì 08 Aprile 2009

Radon, il veleno del suolo
A Como indagini negative

Il suo cognome è Giuliani, lavora al laboratorio nazionale di Fisica del Gran Sasso e si occupa di radon. Proprio come Giampaolo, il ricercatore che aveva previsto l’arrivo di un terremoto violentissimo a L’Aquila guadagnandosi una denuncia per procurato allarme. Il Giuliani comasco, però, si chiama Andrea. E le teorie del collega («lo conosco», specifica) proprio non lo convincono. Già bollato come «inaffidabile» dai massimi esperti del settore, il sistema ideato da Giampaolo Giuliani si basa sulla misurazione del radon che esce dal sottosuolo e considera il gas un segnale dell’avvicinarsi di un sisma. «Da quarant’anni sappiamo che esiste una correlazione tra il radon e i fenomeni geologici - commenta Andrea Giuliani, che fa parte anche del dipartimento comasco di Fisica dell’Università dell’Insubria - Ma sono molto scettico sul fatto che oggi si possa utilizzare il radon per prevedere scientificamente un terremoto».
È certa, invece, la pericolosità del radon per la salute: «Rappresenta la seconda causa di tumore al polmone, dopo il fumo - spiega lo stesso esperto dell’Insubria - È un gas radioattivo che si sviluppa spontaneamente, in seguito al decadimento dell’uranio. Le zone con concentrazioni più alte sono quindi quelle in cui vi sono determinati tipi di rocce. Le Alpi, per esempio, fanno parte di questo elenco. Ma i valori possono risultare molto alti anche nelle abitazioni che hanno una parete appoggiata alla roccia e, ancor più, nelle cantine. In commercio - rimarca Giuliani - ci sono diversi misuratori ma mi sento di sconsigliarli. Il monitoraggio è molto complesso ed è bene affidarsi a persone preparate, come l’Arpa o i centri di ricerca. In Università dell’Insubria, a Como, abbiamo eseguito dei test sul materiale usato da alcuni cementifici. Il 20% del radon delle abitazioni, infatti, proviene dai materiali usati per le costruzioni». I controlli sulle abitazioni, tuttavia, non sono obbligatori: «Siamo tenuti ad effettuare le verifiche per legge solo nei luoghi di lavoro con determinate caratteristiche, per esempio situati in seminterrati - spiega Stefano Mossetti, responsabile del settore al dipartimento di Como dell’Arpa - Parliamo di un gas molto pesante, che si accumula nei luoghi chiusi e nei bassi strati. È inodore e incolore, lo si individua solo con appositi rilevatori, che vengono esposti per un periodo variabile fra 3 e 6 mesi. Il territorio comasco è stato passato al setaccio qualche anno fa e nel 95% dei siti non erano emerse alte concentrazioni». Il monitoraggio, voluto nel 2004 dalla Regione, aveva escluso problemi anche in città: in nessuno dei quattro siti campionati a Como erano stati rilevati valori superiori a 400 bq/m3 (la concentrazione è espressa in becquerel per metro cubo di aria), soglia oltre la quale sono raccomandate azioni di risanamento.

a.cavalcanti

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