Mercoledì 01 Aprile 2009

Ticosa alta fino a 50 metri
«E non sapevamo nulla»

Un’altezza media degli edifici di 18 metri, e un’altezza massima di 32 metri per un solo stabile. Questo prevedeva il progetto originale di gara con cui Multi Development si è aggiudicata nel 2006 i lavori per la riqualificazione dell’area ex Ticosa. Oggi quelle altezze non sono più le stesse: il PII approvato l’altro ieri dalla commissione urbanistica prevede edifici alti mediamente 18 metri, due edifici a torre alti 40 metri e un altro di 50 metri. Di questo cambiamento l’amministrazione provinciale non è stata informata. E nemmeno il Parco regionale della Spina Verde che ha espresso il parere dell’incidenza ambientale sul parco basandosi sulle prime altezze. Dall’ufficio stampa del Comune hanno precisato: «Dopo l’adozione in consiglio comunale ci saranno 60 giorni per le osservazioni». Intanto le maxi altezze preoccupano più di un consigliere. Anche di maggioranza. Mentre a gridare allo scandalo per il ritardo del rinnovo della fideiussione da 3 milioni di euro da parte di Multi è solo l’opposizione. Il capogruppo del Pd a Palazzo Cernezzi, Luca Gaffuri, minaccia invece di rivolgersi alla Corte dei Conti.

Nella commissione urbanistica di lunedì pomeriggio che ha dato il via libera al PII, il presidente della commissione Mario Lucini (Pd) ha parlato di «un grosso cambiamento rispetto al progetto originale di gara». In effetti negli stessi verbali della gara vinta da Multi si legge: «L’altezza media degli edifici di progetto è infatti uniformemente di 18 metri, solo un edifico prospettante piazza Santa Chiara è di 32 metri». Negli stessi verbali, tra le motivazioni che hanno convinto a scegliere il progetto di Multi, si legge ancora: «Per quanto riguarda gli edifici di progetto la particolare natura del programma permette l’uso di ambienti di notevole profondità e consente quindi di ridurre fortemente lo sviluppo in altezza degli edifici stessi». Nel giugno 2008 l’amministrazione provinciale, sentito anche il parere della Spina Verde, ha espresso quindi parere positivo. Ma tra ottobre e novembre 2008 il PII viene integrato: l’altezza media sale a 30 metri, due edifici a torre diventano di 40 metri e un terzo di 50. Il dirigente del settore Territorio di Villa Saporiti, Giuseppe Cosenza, ha fatto sapere ieri che ai suoi uffici «non è stata trasmessa alcuna documentazione relativa a un PII diverso da quello valutato in sede di Vas».
In un modo o nell’altro il PII dovrà essere trasmesso all’amministrazione provinciale che dovrà valutarne la compatibilità con il Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp). Intanto in molti esprimono preoccupazione. A partire da Franco Binaghi, direttore del Parco della Spina Verde: «Se le cose non sono più quelle che avevamo visto – ha detto Binaghi – e ci sono stati grossi cambiamenti, c’è spazio per riconsiderare il tutto. Le altezze sono importanti. Edifici troppo alti potrebbero anche oscurare la vista del Baradello o della chiesa di Sant’Abbondio».
Anche Stefano Molinari membro della commissione urbanistica per An, ha espresso perplessità: «Il progetto è ben fatto, ma con altezze simili bisogna stare molto attenti affinché venga realizzato secondo quanto previsto. Per questo abbiamo chiesto all’assessore all’Urbanistica, Roberto Rallo, di stare attenti che la realizzazione non si discosti dal progetto, magari per motivi di risparmio economico».
Secondo gli accordi nel caso in cui Multi non avesse rinnovato in tempo la fideiussione da 3 milioni di euro i Comune avrebbe potuto richiedere questi soldi come acconto per la compravendita. In effetti Multi non ha rinnovato per tempo (ma l’ha comunque rinnovata), ma il Comune non si è accorto e ha mancato l’occasione di incamerare subito 3 milioni. Il dirigente del settore Urbanistica, Roberto Laria, ha però spiegato «che pretendere quei soldi avrebbe potuto pregiudicare i rapporti con Multi». Gaffuri (Pd) è di tutt’altra idea: «Forse il Comune non ha voluto discutere la fideiussione perché anche lui è colpevole di alcune manchevolezze, come quelle relative alla questione bonifica. Ma quei soldi avrebbero fatto comodo per finanziare investimenti che adesso per il terzo anno di fila probabilmente non saranno realizzati. Per questo stiamo valutando la possibilità di segnalare la cosa alla Corte dei Conti per danno erariale».

a.cavalcanti

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