Vecchio Sant'Anna:
l'intera area venduta ai privati

Ecco come cambieranno 102mila metri quadrati oggi dell'ospdeale. Solo il 40% resterà ad uso pubblico. Nacserà un nuovo quartiere dove sono previsti 1.200 residenti

Ospedale Sant’Anna, un “pezzo di città” da 102.000 metri quadrati in gran parte ceduto al privato che potrà abbattere, ricostruire, riutilizzare secondo le indicazioni del Comune il quale, a sua volta, ha raccolto la proposta di «Infrastrutture Lombarde», il braccio operativo del Pirellone su opere, progetti ed immobili di proprietà regionale. L’azienda ospedaliera terrà per i propri uffici 10.000 metri quadrati, nella storiche palazzine affacciate su via Napoleona e in due aggiunte vicino, ma anche la Ca’ Merlata, a corte, nei pressi di San Carpoforo, passerà di mano, insieme a tutti gli altri edifici. Circa 1.200 persone troveranno casa e avranno 830 parcheggi di pertinenza, negozi di vicinato e market di media dimensione, una scuola materna e una scuola elementare, artigianato di servizio. Per il 60%, sono private le funzioni previste sull’area; per il 40% sono indicati servizi ad uso pubblico, di interesse pubblico e sovracomunale, attrezzature sportive, culturali e sociali, assistenziali e sanitarie, anche questi realizzati dai privati. Torna villa l’ex sanatorio G.B. Grassi, per funzioni ricettive, ricreative e culturali.
Ieri mattina, Palazzo Cernezzi ha dato il via alla prima conferenza per la valutazione ambientale strategica, Vas, cioè per verificare qual è il peso sull’ambiente, naturale e
costruito, degli interventi previsti per valorizzare, dal punto di vista urbanistico ed economico, la “cittadella sanitaria” quando diventerà ex, nel 2010, se tutto va come previsto per il trasferimento del Sant’Anna a Comosud.
«Dopo anni di immobilismo, cominciamo a vedere i frutti del lavoro che restituirà alla funzionalità grandi porzioni di città», ha introdotto l’assessore all’urbanistica, Umberto D’Alessandro, spiegando che inizia un percorso mai visto prima. Non solo altri enti locali, come l’amministrazione provinciale, non solo gli esperti, come l’Arpa, non solo le associazioni ambientaliste, invitate ieri mattina, forniranno il loro contributo, ma anche il cittadino, organizzato o singolo, potrà esprimere la propria opinione sulle tre fasi edilizie: demolizione del monoblocco e di tutto ciò che è stato aggiunto agli edifici originari, trasformazione degli immobili vincolati dal punto di vista storico ed architettonico per altre funzioni, nuove costruzioni. Settecento metri quadrati di verde saranno perduti, salvate le preesistenze arboree più importanti, come i cedri del Libano, il traffico in zona diminuirà fino al 26%; via Rimoldi sarà collegata dall’interno dell’area con via Colonna e allargata. «Como merita un nuovo ospedale d’eccellenza - ha sostenuto l’assessore - ma l’area del vecchio ospedale è di pregio e merita un occhio di riguardo. Ogni intervento si svilupperà nel rispetto delle regole ambientali: quel pezzo di città non dovrà essere oltraggiato e ferito e dovrà rendere possibile la qualità della vita. Sarebbe sciocco dire: vendiamo e poi ciascuno faccia quello che vuole. Non è così. Puntiamo ad un prodotto di alta qualità». Ai rappresentanti dell’amministrazione provinciale e delle associazioni presenti molto non quadra: hanno chiesto tempo per depositare le loro valutazioni. L’ingegner Roberto Laria, responsabile della pianificazione e della valorizzazione del territorio comunale ha messo in evidenza che si tratta di un piano di riqualificazione urbana: «Con la valutazione ambientale strategica, ci siamo preoccupati non solo del contenuto, delle funzioni, dell’aspetto economico - ha detto - ma anche di ciò che sta intorno ed è considerevole. È la Spina Verde, innanzitutto». Infrastrutture Lombarde ha presentato la proposta: il patrimonio dovrà rendere, ma in relazione al contesto. Il Comune, ha spiegato l’ingegner Laria, detta gli atti gli indirizzo, preliminari alla variante di piano regolatore ed utilizza lo strumento del “piano  direttore” per stabilire gli obiettivi. Alessandro Russi, dirigente del settore ambiente del Comune, ha messo in luce le valenze paesaggistiche ed ecologiche da preservare e il “piano direttore” si sofferma anche sulle azioni di disturbo esercitate dai mezzi di cantiere e dai nuovi insediamenti, indicando come minimizzarne gli effetti.
«Finora, gli interventi urbanistici ed edilizi sono stati indifferenti ai limiti - ha detto il professor Pierluigi Paolillo, docente di urbanistica al Politecnico - la Vas individua i limiti oltre i quali non è possibile andare».
Maria Castelli

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