Martedì 01 Luglio 2008

Vitali e Camilleri, gli Andrea scrittori
li trovi in edicola con "La Provincia"

Da sabato 5 luglio, del medico bellanese e collaboratore de “La Provincia” troverete in edicola con il quotidiano: “La figlia del podestà”; del "padre" del commissario Montalbano saranno in edicola “Il ladro di merendine” e “Il cane di terracotta”. Che cosa hanno in comune due scrittori ultrapopolari, ultravenduti e affermati come il siciliano Andrea Camilleri e il lombardo Andrea Vitali? La territorialità, la capacità di raccontare persone e fatti vincolati ad un preciso luogo, la sapienza nel condividere, interpretare e rappresentare attraverso uomini comuni e storie normali, l’imbroglio della vita che è alla base di tutte le discordie universali. Ognuno dei due ha fatto del paesello l’ambiente delle sue storie nelle quali ha saputo convogliare l’animo umano suddiviso e composto nelle sue infinite sfaccettature. Come i grossi centri turistici che dispongono delle aziende di soggiorno, Vigata (inventato)  e Bellano (autentico) hanno Camilleri e Vitali che come volenterose Pro Loco, fanno apprezzare gli umori, i dissapori, gli scherzi e i delitti dei loro concittadini visti con la lente dello sdoppiamento umorale e dello sfasamento storico. Equipararli non è difficile. Il popolino di Vitali ha molto di quello siciliano. In entrambi la moderazione agisce da freno, ma l’ambizione, la voglia di visibilità li espone tra luci e ombre. Il cuore della gente batte per tutti allo stesso ritmo, ha uguali palpiti e uguali cedimenti: si ama e si muore allo stesso modo ovunque, dappertutto il dardo dell’umiliazione trafigge i delusi e lo spinotto dell’orgoglio sa ridare energia anche alle più sfinite motivazioni. Camilleri indaga con il suo commissario l’ingratitudine e l’ipocrisia del posto, aggiunge alle umane insufficienze quel non so che di ardito e civettuolo che cerca di adombrare il delitto dandogli svariate derivazioni. Vitali gioca invece di rimessa, lascia cadere il suo asso e poi anima tutte le figure retoriche, i due di picche e gli sfascia illusioni traducendo in poema farsesco anche la rapina, le corna, la morte.
Francesco Mannoni

c.colmegna

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