Lunedì 14 Marzo 2011

Band, l'«Eden» dei Subsonica
tra elettronica, ricerca e luce

COMO Torino, l'elettronica, l'analisi, la denuncia, la ricerca, l'ironia, l'introspezione, lo stile, la storia, le diverse anime, la scrittura, il suono, le promesse, la trasgressione, la punizione, lo spazio, la luce, la danza, tutte immagini e sensazioni che si inseguono, si accoppiano, generano nuovi mondi e risvegliano mostri, avvampano di luce solare e si perdono nella scia poetica di stelle come Andromeda, galassia e  figura mitologica. «A come Andromeda», come un romanzo inglese, poi mitico sceneggiato italiano anni Settanta, Andromeda come il nome del nuovo studio di registrazione dei Subsonica, laboratorio scientifico e distillatore umorale dove ha preso forma "Eden", un paradiso in terra e nelle menti del quintetto, quasi un concept album, una prospettiva aperta, dopo il cupo affresco dipinto da "L'eclissi". Ci vivono futuro e modernariato, sentimenti terreni (terrestri) e suggestioni da horror movie come quelle straordinarie immortalate nel videoclip di "Istrice", un piccolo capolavoro gonfio di citazioni filmiche (da «The Elephant Man» di Lynch alla Torino fotografata da Dario Argento, fino alle algide e visionarie mutazioni di Cronenberg), censurato se non epurato da molte tv musicali, mentre il piccolo schermo, paradossalmente, continua a trasmettere senza inibizioni cronache e immagini di vicende e comportamenti reali assai meno raccomandabili di queste rappresentazioni della fantasia. Un reale avariato,  denunciato con forza in due brani espliciti come "Prodotto Interno Lurido", che martella furioso scandendo le immagini di una deriva sociale sempre più evidente, e "Tra gli dei", descrizione in base funk di un amara  ricaduta al suolo dall'Olimpo dei festini. I corpi riprendono a muoversi frenetici con la drum'n'bass torrenziale che ingrossa "Il diluvio", gambe e braccia segnano il tempo di un onda che travolge tutto come uno tsunami e lascia sul campo domande che generano una rinnovato desiderio di risposte. L' "Eden" è a colori. I colori vivaci dell'ironia che sta all'origine di "Benzina Ogoshi", tecno rock robotico che nasce dalla mentalità interattiva che lega la band ai suoi più fedeli paladini, ma anche i colori del sentimento, dell'intimità di "Quando", in cui Samuel svela ancora una volta con originalità la sua parte più romantica tra elaborazioni sonore eteree. Mai come in questo lavoro, il sesto dagli esordi, le differenti sensibilità artistiche dei cinque Subsonica, spesso impegnati singolarmente a seguire i propri progetti paralleli, sono state evidenti, ma come cellule mutanti di un unico grande organismo, si intersecano assorbendosi fisiologicamente per dare vita ad una creatura che, pur avendo i tratti di fondo delle precedenti incarnazioni, appare ogni volta come un'evoluzione della stessa specie. Una creatura ancora capace di divertirsi senza prendersi troppo sul serio, invitando i Righeira per il gioco anni Ottanta de "La funzione" e cedendo alle tentazioni lussuriose del "Serpente", tra spire di originalissimi suoni griffati Casacci che scivolano sinuosi musicando un ennesimo cambio di pelle. Mutazioni, alla fine. Ancora mutazioni, come quella auspicata dall'apparente spensieratezza di "Sul sole", in piena luce, ritmica serratissima, retrogusto nevrotico, e finale senza appello, oppure quella mascherata nella sofferta introspezione di "L'angelo". La title track, che apre splendidamente il disco, è invece l'espressione ultima della classe e dell'equilibrio che i Subsonica hanno saputo distillare in questi anni, il risultato affascinante di un meccanismo creativo rimasto unico in Italia.
Fabio Borghetti

a.cavalcanti

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