Domenica 01 Aprile 2012

Star: Madonna la peccatrice
balla con l'eterna giovinezza

COMO Sapere invecchiare è una gran cosa. Venire a patti senza troppi rimpianti con il tempo che passa, il fisico che non è più tonico come un tempo, i capelli che ingrigiscono, qualche ruga in più sulle gote, le temibili, ma inevitabili, zampe di gallina attorno agli occhi, tutte cose normali che, ultimamente, stanno sparendo dall'immaginario collettivo. Basta dare un'occhiata all'esposizione dei rotocalchi in edicola, zona gossip, per rendersi conto che ormai le carnagioni sono praticamente bianche, che le madri e le figlie sembrano sorelle gemelle (e minorenni), che non esistono più nemmeno i nei e le normali linee che determinano i lineamenti.
Madonna sicuramente non ha un buon rapporto con il suo corpo che cambia: basta vedere le immagini che accompagnano "Mdna", il suo ultimo album. Sommando diete anoressiche (tutte naturali, per carità), ore di massacro in palestra, qualche inconfessabile aiutino del bisturi e del botulino e, alla fine, San Photoshop per dare a tutto una bella patina di finta giovinezza. Il tutto per sembrare la regina dei bordelli del New Jersey.
Ma perché? E ha solo 53 anni, cosa farà a 60? Trapianterà la memoria nel corpo di Lady Gaga? È lei l'immediata inseguitrice della più grande popstar americana che, di certo, non si preoccupa della burrosa Adele né di tutte le altre succedanee che ha già lasciato da tempo al palo (quello della lap dance, naturalmente). Gaga è una minaccia e bisogna batterla sul suo stesso campo. Ecco, quindi, che il nuovo disco è, principalmente, "ballabile" (come si scriveva una volta sui 45 giri) come se nel mondo si trovassero ovunque "dancefloor" all'ultima moda come nell'upper side di Manhattan dove ci si stona tutte le notti come se non ci fosse un domani.
"Girl gone wild" apre le danze, è il caso di dirlo, con un'invocazione parlata "Like a prayer" in cui essa proclama che vuole disperatamente essere buona, ma... beh, non ci riesce: "I'm a sinner", "sono una peccatrice" confessa qualche brano più in là e nessuno si sorprenderà della rivelazione. "Gang bang", nonostante il titolo evocativo (almeno per i frequentatori di siti Internet zozzi nei quali Madonna rientra di diritto nella categoria "Milf", altro che "Mdna") parla di vendetta violenta e non di orgia. Peccato. "I'm addicted" punta sull'elettropop anni Ottanta, "Turn up the radio" e "Superstar" su quello anni Novanta. Il singolo "Give me all your luvin'" sembra arrivare dal repertorio di M.I.A. che, infatti, collabora lasciandosi, volentieri, vampirizzare dalla collega più anziana... pardòn, diversamente giovane. "I don't give a" potrebbe essere il singolo una nuova starlette sedicenne, "Love spent" non stupirebbe come scampolo di Lily Allen, "Masterpiece" assomiglia a così tante cose che, alla fine, il paragone più calzante è quello con il periodo di "Music" della stessa Madonna. Nella finale la cosa migliore: "Falling free", senza beat, hollywoodiana, come se fossero i titoli di coda. Nella versione deluxe il viaggio continua su un secondo dischetto aperto da "Beautiful killer", altro "unz unz". Meglio "I fucked up", che avrebbe meritato di essere promossa al disco 1, non male anche "B-day song" e "Best friend" mentre la versione "party rock remix" si poteva tralasciare del tutto.
Primo frutto del nuovo contratto discografico, "Mdna" è stato ampiamente anticipato per non rischiare e se ha un difetto e quello di essere "solo" un altro disco di Madonna, senza particolari scossoni.
Alessio Brunialti

a.cavalcanti

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