Domenica 04 Novembre 2012

Nei rimandi di Apriti Sesamo
Battiato pensa al passato

COMO Con la pubblicazione di "Apriti Sesamo", il nuovo album di Franco Battiato, apre un'immaginaria rassegna discografica che potremmo intitolare "Vecchioni", vista l'età non più verde degli artisti coinvolti. Seguiranno, in ordine d'apparizione, "Sulla strada" di Francesco De Gregori e "L'ultima Thule" di Francesco Guccini senza contare, nel mezzo, anche un costoso cofanetto di sedici dischi con il racconto della carriera concertistica di De André.
Cosa hanno in comune costoro? Poco o nulla, a parte il fatto di essere sulla piazza da tanti, tantissimi anni, come per dimostrare che quelli più interessanti sono sempre gli stessi. E poi, son tutti cantautori.
La scheda Wikipedia di Battiato indica, modestamente, «cantautore, compositore, regista, musicista, scrittore e pittore» ed è tutto vero. L'anno scorso aveva pubblicato il tedioso "Telesio", ennesima incursione dell'artista in campo "classico": gratificante per lui, micidiale per l'ascoltatore medio. Allo spettatore, in compenso, ancora bruciano gli occhi per le visioni di opere  visive quali "Musikanten" e "Niente è come sembra". C'è chi pensa che egli si prenda troppo sul serio, impegnato nelle poche interviste a rispondere centellinando le parole come se rivelasse i segreti dell'universo. Chissà? Certo è che le ultime raccolte mostravano anche qualche spunto sbarazzino come nelle cover altrui di "Fleurs 2" - perché lo ha chiamato così dopo il tre? Misteri di Battiato - e quelle proprie di "Inneres Auge".
I fan, che attendevano nuovi inediti del Maestro dai tempi de "Il vuoto" del 2007, sono stati accontentati e in "Apriti Sesamo" Battiato è più Battiato che mai, un pugno di canzoni scritte con Sgalambro e musicate con mano sicura, pochi accordi eterei, elettronica discreta, riferimenti al passato in un gioco di rimandi che non può essere casuale.
I testi hanno quasi definitivamente rinunciato non solo alla rima, ma anche a una forma e, per certi versi, il risultato ricorda la collaborazione tra Battisti e Panella anche se le parole del musicista e del filosofo restano molto più decifrabili, mai così ricche di echi del passato. Un passato che potrebbe risalire anche a un'epoca prima della vita, come sottolinea "Un irresistibile richiamo" che prende spunto da Santa Teresa d'Avila, e siccome "non siamo mai morti e non siamo mai nati", anche a un'epoca dopo la vita, come in "Testamento".
In mezzo c'è la vita di tutti i giorni, quella di "Quando ero giovane" che con i suoi ricordi della Milano dei primi anni Sessanta riprende i temi del film "Perduto amor". "Eri con me", ovvero l'amore ai tempi di Battiato, fratto di frasi mistiche e sensuali («Ciò che deve accadere accadrà, qualunque cosa facciamo per evitarlo" e "Eri con me, ma io non ero con te»). Tutto è caduco, ammonisce "Passacaglia", «Ci crediamo liberi, ma siamo prigionieri», deprime "La polvere del branco". "Aurora" porta un testo del poeta arabo-siciliano Ibn Hamdis adattato da Nabil Salameh e integrato da Sgalambro.
Etereo lo spunto biblico de "Il serpente" prelude alla conclusione di questi densi 36 minuti. Musicalmente le canzoni si equivalgono: si segnalano "Passacaglia", "rubata" al compositore secentesco Stefano Landi mentre "Caliti junku" riprende il Gluck dell'"Orfeo ed Euridice" e "Apriti Sesamo" cita il Rimski-Korsakoff di "Sherazade", ma chissà perché la canzone è "bonus track" del suo stesso album: misteri di Battiato.
Alessio Brunialti

a.cavalcanti

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