Domenica 31 Marzo 2013

Grandi Depeche Mode
Arriva Delta Machine

COMO Questo disco è un capolavoro e i Depeche Mode sono una grande band. La questione su "Delta Machine" (le iniziali non sono scelte a caso) potrebbe chiudersi immediatamente, anche senza ascoltare il tredicesimo disco del trio che ha tutto quello che gli altri vorrebbero avere.
Ha, innanzitutto, un impressionante seguito di fan che attende realmente l'uscita di ogni nuova opera con trepidazione, aspettando solo di spedirla in testa alle classifiche e di riempire gli stadi.
I tre godono del rispetto di tutta la stampa (specializzata e non) e, sebbene gli anni passino inesorabili per tutti, posseggono sempre abbastanza "coolness" da potersi permettere un book fotografico firmato dal solito Anton Corbijin senza apparire ridicoli.
Chi li ama comprerà "Delta Machine" a scatola chiusa.
Sappia che sta per ascoltare canzoni mature, tappeti elettronici per la voce invecchiata benissimo di Gahan che qui è autore ormai quasi alla pari con Gore (firma cinque brani, oltre a uno a quattro mani).
È un album denso, pieno di sottigliezze, quello della maturità definitiva, non tanto quella artistica, ma anagrafica: tutti hanno oltrepassato i cinquant'anni e, senza contare live e raccolte, questo è il tredicesimo album targato Depeche Mode, prodotto da Ben Hillier - un ritorno dopo "Songs Of Faith And Devotion" - mixato da Flood (storico collaboratore degli U2 e di tanti altri). "Slow", "lento", uno dei titoli, con il suo  omaggio a John Lee Hooker (avete letto bene) potrebbe essere la chiave di un disco che perfino nel singolo di lancio, "Heaven", non strizza eccessivamente l'occhio al dancefloor.
"Welcome To My World" annuncia il primo brano, e mai benvenuto fu più gradito anche se il mondo a cui si accede è tutt'altro che tranquillo.
«Non amiamo il suono troppo normale, ci piace sporcare un po' i brani», ha dichiarato Gahan presentando il cd, e il senso di questa frase è chiarissimo: "Angel" è una penetrante elettro-ballad dove suoni alieni entrano ed escono dal nulla.
La versione di "Heaven" che circola in radio è un remix presente sul singolo: la "album" version è un implacabile descrizione, assai poco rassicurante, della personale impressione del Paradiso.
"Secret To The End" è il primo brano in scaletta scritto da Gahan che dimostra di avere raggiunto la piena capacità espressiva anche come autore.
I beat sghembi di "My Little Universe" contrastano con il cantato autorevole.
Andy Fletcher e Martin Gore pilotano suoni ondivaghi in "Broken"  e "Alone" mentre quelli alla base di "The Child Inside" sono sottili e impalpabili, quasi ambient.
Per ritrovare i Depeche più consueti bisogna attendere "Soft Touch-Raw Nerve" e "Soothe My Soul", martellanti e ossessive, ma immediatamente "Should Be Higher" porta in un altro territorio.
Facile immaginare i titoli di coda che scorrono su "Goodbye" al termine di un film per le orecchie particolarmente avvincente e per chi non fosse sazio la deluxe aggiunge quattro titoli che sono tutt'altro che scarti: "Long Time Lie", "Happens All The Time", "Always" e "All That's Mine".
Ora li attende il palco: in Italia i Depeche Mode sono attesi a San Siro il 18 luglio e allo Stadio Olimpico di Roma il 20 luglio, due concerti che è facile prevedere sold out.
Alessio Brunialti

a.cavalcanti

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