Disastri naturali  La prevenzione  con i radar di Como
Una strumentazione di Ellegi in alta quota

Disastri naturali

La prevenzione

con i radar di Como

La Ellegi di Rovello Porro ha sviluppato una tecnologia unica per monitorare da remoto le zone a rischio frana. «Eventi più frequenti per il cambiamento del clima»

Da una piccola azienda nella zona industriale di Rovello Porro partono i radar che in tutto il modo permettono di monitorare e prevenire i disastri naturali. Radar e persone: perché Ellegi (nata come LisaLab nel 2003) ha prima di tutto un solido patrimonio di competenze. Ed è un’ancora di salvezza, fino in Giappone, in un’epoca scossa sempre più dagli effetti del cambiamento climatico. Già: sono riusciti anche a vendere la tecnologia ai giapponesi, questi imprenditori, cosa di cui vanno chiaramente fieri.

I primi passi

A guidare l’azienda sono Carlo Rivolta, brianzolo, e Davide Leva, varesino. Entrambi sono ingegneri, uno in campo meccanico, l’altro aerospaziale. Oggi sono in sette a lavorare in questo gioiello tecnologico della provincia di Como corteggiato da tutto il pianeta. Sbocciata come spinoff al Jrc Centro ricerche della Commissione europea di Ispra, Ellegi ha effettuato la sua prima discesa in campo nel 2003 a Stromboli.

Un incontro vincente tra ricerca e impresa: la sfida era infatti trovare un impiego commerciale delle tecnologie radar sviluppate in più di dieci anni di attività sperimentali per quanto riguarda i pericoli naturali. E sfida, da queste parti, è parola che piace moltissimo. «Oggi – spiega l’ingegner Rivolta - continuiamo a realizzare prodotti e fornire servizi. Dove ci hanno chiamati? La Svizzera è il Paese più vicino, poi in Norvegia e più lontano in Giappone, Australia, Colombia, Brasile, Cile, ma anche Stati Uniti, Canada e Sudafrica». I clienti esteri rappresentano la fetta sempre più importante per l’azienda.

Il core business si basa sulla tecnica di radar ad apertura sintetica, simili a quelli usati per i satelliti: «Noi li abbiamo implementati in sistema mobile con piattaforma terrestre. In pratica si mette davanti a una frana e crea un’immagine radar della frana stessa. A ogni colore sulla mappa si associa uno spostamento, quindi si vede la zona che si muove. Si tratta di uno strumento di monitoraggio remoto, non si deve accedere all’area».

La sua potenzialità immensa, dà un’informazione reale come se fossero installati un milione di sensori. Ecco che la notizia già girò alla nascita della società, che fu appunto chiamata a Stromboli con l’emergenza tsunami causata da una frana. Da allora il telefono squilla parecchio e si è arrivati alla quinta generazione degli strumenti, con LisaMobile. La crescita è avvenuta sia per la ricerca costante del gruppo, sia per l’evoluzione sul fronte delle telecomunicazioni e la diffusione della rete cellulare.

Ma quanto avvertono dalla loro postazione l’effettivo cambiamento climatico, gli ingegneri di Ellegi? «Nel 2003 – spiega Leva – si cominciavano a sentire le avvisaglie del cambiamento climatico, con piogge intense per un periodo molto limitato. Questo rappresenta il peggior fenomeno per quanto riguarda le frane. Ora accade molto spesso, non solo in alcune stagioni».

All’estero si riscontra frequentemente maggiore consapevolezza e ci sono anche grosse aziende che lavorano nel campo delle frane, per cui sono interessate sia all’acquisto del prodotto sia al servizio. Perché appunto poi il monitoraggio è costante. E in più occasioni ha consentito di salvare vite umane.

Le competenze

Coniugare gli impegni – anche burocratici – di un’azienda e quella grande passione di nome ricerca non è facile, ma qui lo si fa con determinazione: «Sviluppiamo tutto noi, dal punto di vista dell’hardware come del software». E non è facile trovare personale, non solo per le competenze tecniche: è che qui a Rovello Porro si cerca anche uno spirito particolare, quello che ama mettersi in gioco e che condivide le motivazioni. «Per formare qualcuno – sottolinea Rivolta – ci mettiamo un anno».

Un po’ pentiti di aver lasciato la ricerca pura per il mondo delle imprese? I due ingegneri sorridono e Leva risponde sicuro: «Non sono pentito per niente, anche se mi manca un po’ la serenità di un centro dove puoi dedicarti alla ricerca. Ma qui ci sono sfide nuove ogni giorno. E vendiamo sistemi in tutto il mondo… Quando ci pensiamo che vendiamo la tecnologia anche ai giapponesi! Siamo una piccola società che deve vedersela tutti i giorni con multinazionali».


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