Sabato 24 Dicembre 2011

Da Bergamo
ai farmaci orfani

Antonio Francesco Di Naro, classe 1966, sposato, due figli, ex alunno del Collegio Vescovile Sant'Alessandro e maturità scientifica al liceo Filippo Lussana di Bergamo, è un ricercatore-manager bergamasco, fondatore e amministratore delegato di Adienne Pharma & Biotech (www.adienne.com), società biofarmaceutica operante nel mercato farmaceutico mondiale, costituita a Bergamo nel 2004.

Adienne Pharma & Biotech ha ricevuto, lo scorso 10 ottobre, dalla Camera di Commercio di Bergamo il premio “Innovazione tecnologica 2011” (pari a 15 mila euro) riconosciuto per l'Anticorpo umano Anti-C5. Il campo di applicazione medico di questa scoperta interessa alcune malattie rare molto gravi, come la sindrome emolitica uremica e la glomerulo nefrite mieloproliferativa.

Prima di dare vita ad Adienne Pharma & Biotech, Di Naro ha lavorato a lungo nelle case farmaceutiche internazionali, nelle quali ha ricoperto ruoli dirigenziali a livello sia scientifico che manageriale. Laureato in chimica e tecnologie farmaceutiche all'Università di Milano, PhD in Farmacologia e MBA alla Bocconi, il Dr. Di Naro ha iniziato a lavorare prestissimo, ancora da studente, alla Janssen di Roma. E a soli 27 anni - dopo due anni di ulteriori studi all'Istituto Mario Negri di Bergamo - è stato assunto come direttore generale dalla Pasteur Merieux Italia, per poi diventare vicepresidente di multinazionali farmaceutiche americane come SangStat e Genzyme, operanti nel campo dei trapianti e delle malattie rare.

Nel 2003 le dimissioni a sorpresa per inseguire il sogno, concretizzatosi l'anno seguente, di una propria piccola società che potesse occuparsi di quelle nicchie trascurate dalla grande industria farmaceutica.

A partire dagli Anni '80 si è cominciato a trattare, sia in sede scientifica che programmatoria e di opinione pubblica, delle cosiddette malattie rare o malattie “orfane”.  Ci può spiegare il perché di queste definizioni?
“Una malattia è considerata rara quando ha una prevalenza nella popolazione generale inferiore ad una data soglia, cioè quando ne sono colpite poche persone. L'Unione europea definisce tale soglia allo 0,05% della popolazione, ossia 1 caso su 2000 abitanti; l'Italia si attiene a tale definizione. Altri paesi possono adottare parametri leggermente diversi (USA: meno di 200.000 casi nella popolazione statunitense, quindi circa 0,08%). Molte patologie sono però molto più rare, arrivando a frequenza di un caso su 100.000 persone (0,001%) o più”.

Si calcola siano oltre 2 milioni i pazienti affetti da malattie rare in Italia, e di questi il 70 per cento sono bambini. I malati devono fronteggiare, oltre alle conseguenze della malattia, la penuria o assenza di farmaci che possono combatterla. Infatti, quando una malattia è molto rara, le case farmaceutiche faticano a fare ricerca e, anche quando esiste un principio attivo efficace, i cosiddetti farmaci “orfani”, non c'è la convenienza economica a produrlo. La bergamasca Adienne Pharma&Biotech è fra le società che, per così dire, ha “adottato” queste malattie “orfane”.
“Per molte malattie rare sia la diagnosi che il trattamento possono essere difficoltosi, e per uno scarso livello di conoscenza medico-scientifico, e per il poco interesse che le case farmaceutiche hanno e avrebbero nella ricerca e produzione di farmaci utilizzabili da pochissimi pazienti. Per tali motivi si parla di specialità medicinale orfana, cioè di farmaco probabilmente abile alla terapia di una malattia rara, ma non prodotto per cause commerciali. In pochi casi e per patologie particolarmente gravi una pressante attività di sensibilizzazione da parte dei pazienti ha prodotto grandi risultati”.

Sono nate in alcuni Paesi diverse iniziative tese a incentivare le case farmaceutiche e gli istituti di ricerca nella messa a punto di prodotti o soluzioni specifiche…
“Stati Uniti, Australia, Giappone e Unione Europea si sono dotate di apposite legislazioni che favoriscono con agevolazioni fiscali e commerciali la creazione di medicinali orfani. In Europa in particolare il Regolamento Europeo 141/2000/CE ha dato avvio alla fase di definizione di interventi atti a ridurre il disagio dei malati rari e aumentare la disponibilità di ausili farmacologici, diagnostici e tecnici che ne migliorassero la qualità della vita. L'applicazione del regolamento è progredita da allora diversamente in qualità e quantità nei Paesi membri. In Italia la Legge 279/2001 ha disposto una serie di interventi a livello nazionale che sono stati recepiti solo in parte dal sistema regionalizzato della sanità. L'attenzione per le malattie rare a livello legislativo e amministrativo è relativamente recente. Questo perché il trattamento di una malattia rara, quando possibile, ha un costo per paziente molto più elevato di quello di una malattia comune e tende quindi a non essere mai inserito tra le priorità, a meno che la gravità della patologia o l'attivismo dei pazienti non la imponga all'attenzione”.

Quali sono i risultati più importanti raggiunti nella cura delle malattie rare in Bergamo e provincia?
“L'Istituto Mario Negri ha sviluppato e conduce tuttora un buon lavoro: a Ranica il Centro di Ricerche Cliniche per Malattie Rare Aldo e Cele Daccò, gestito dal Mario Negri, è ben coinvolto come laboratorio di ricerca di base e nell'applicazione clinica. Sempre nel territorio bergamasco, per la parte delle biotecnologie farmaceutiche, esiste solo Adienne che il 17 novembre 2011 ha anche presentato alla European Medical Agency (EMA) i risultati di un nuovo farmaco, ai fini della registrazione e della successiva commercializzazione”.

Dottor Di Naro, ci illustri questo nuovo farmaco i cui esiti per la registrazione da parte della European Medical Agency (EMA) sono attesi entro fine gennaio 2012.
“Si tratta di un Anticorpo monoclonale Anti-CD26. In pratica è un farmaco che permette la riduzione della GVHD, acronimo di Graft versus Host Disease (malattia del trapianto contro l'ospite). E' una malattia molto rara che può svilupparsi per l'incapacità dell'organismo di accettare l'ospite, cioè le cellule del midollo del donatore. Per trent'anni non ci sono stati rimedi farmacologici. I medici per la terapia somministravano steroidi e ciclosporina, ma si è notato che a sei mesi dalla somministrazione la mortalità era pari circa al 60 percento. Il nuovo farmaco presentato da Adienne è invece in grado di ridurre la mortalità al 12 percento. L'EMA, l'ente regolatorio farmaceutico europeo, entro fine gennaio farà sapere se Adienne dovrà fare ulteriori studi compilatori o se i risultati già presentati sono sufficienti. In tal caso bisognerà attendere sei mesi e quindi il farmaco potrà venire commercializzato entro la fine del 2012”.

Di cosa si occupa, in sintesi, Adienne Pharma & Biotech?
“Le attività su cui si è focalizzata la società sono il trattamento delle malattie rare e severe, con particolare riguardo alla ricerca e commercializzazione sull'onco-ematologia, sulle malattie autoimmuni, sul trapianto di organi e di midollo osseo con l'obiettivo di soddisfare i bisogni clinici irrisolti”.

Tracciamo un bilancio di questi primi sette anni d'attività.
“Adienne Pharma & Biotech ha realizzato ex-novo una sua propria struttura integrata. L'azienda è focalizzata in attività di ricerca e di produzione, con i propri laboratori e il proprio sito produttivo. L'organigramma di Adienne comprende dipartimenti di ricerca scientifica, sperimentazione clinica, affari regolatori, farmacovigilanza e commercializzazione di prodotti bio-farmaceutici. Adienne Pharma & Biotech è l'azienda italiana che ad oggi detiene il più elevato numero di designazioni di farmaci orfani rilasciati dalla European Medical Agency (EMA) e dalla Food and Drug Administration (FDA). Adienne Pharma & Biotech è inoltre l'unica biotech italiana che ha registrato in procedura centralizzata presso EMA un farmaco utilizzato nei regimi di condizionamento per i trapianti di midollo osseo. La pipeline dei prodotti in sviluppo Adienne consta di tre prodotti da commercializzarsi in tutto il mondo entro il 2015. Adienne inoltre è l'unica azienda italiana con proprio sito produttivo operante nel mercato farmaceutico mondiale relativo ai farmaci orfani”.

Dottor Di Naro, l'invenzione dell'Anticorpo Anti-C5 è valsa ad Adienne il premio “Innovazione tecnologica 2011” della Camera di Commercio. A cosa serve questa scoperta già brevettata? “L'invenzione, tratta di particolari anticorpi ottenuti tramite un processo di produzione che permette di ottenere bio-prodotti interamente umani, anziché animali o ibridi. Queste molecole vengono efficacemente impiegate nella prevenzione e nel trattamento di gravi forme infiammatorie, provocate dall'interazione tra agenti patogeni (virus e batteri) e il sistema immunitario umano. L'anticorpo anti-C5 inibisce localmente le componenti «impazzite» del nostro sistema immunitario e permette che l'infiammazione si spenga senza provocare danni ulteriori. Il campo d'applicazione medico di questa scoperta interessa alcune malattie rare molto gravi”.

Questo brevetto quando prevede arriverà sul mercato?

“Nel 2015”.

Dottor Di Naro, nel 2005 è stato anche insignito del Premio Eccellenza “Lido Vanni” da Manageritalia Milano per aver inventato una soluzione avanzata per il trasporto di organi solidi da trapiantare e per avere dato un impulso significativo alla ricerca di nuovi farmaci nel settore delle malattie rare e alla formazione e al mantenimento di personale altamente qualificato. Un riconoscimento importante, vero?
“Il Premio Eccellenza è un premio importante per i dirigenti di industrie italiane. Il problema dell'ischemia associata al prelievo e trapianto di organi solidi è sempre stato materia di discussione scientifica nella comunità trapiantologica mondiale. La soluzione di preservazione e trasporto che ho creato ha contribuito molto alla riduzione del danno ischemico, presentando nella sua formulazione il glutatione ridotto in forma stabile che permette di fissare i radicali liberi generati durante l'ischemia. Questa soluzione di preservazione è tuttora la soluzione di riferimento per i trapianti di cuore in tutto il mondo. L'impulso significativo nella ricerca di nuovi farmaci è ogni giorno il mio obiettivo e quello di Adienne, che possiede una importante ed unica pipeline di farmaci biotecnologici nel settore delle malattie rare. La formazione ed il mantenimento di personale altamente qualificato sono temi che Adienne tiene molto in considerazione, vista l'alta qualità dei suoi farmaci e il target di questi”.

Lo scorso febbraio 2011, intervenendo al convegno “Le malattie rare in Lombardia: rete, governo clinico e partecipazione”, organizzato in occasione della quarta Giornata internazionale delle malattie rare, l'assessore alla Sanità della Regione Lombardia Luciano Bresciani ha indicato, fra gli obiettivi per il futuro, la creazione di un registro europeo delle malattie rare e, a livello territoriale, il rafforzamento delle competenze delle Asl, nonché l'attivazione e l'implementazione dei percorsi diagnostici terapeutici assistenziali. Dottor Di Naro, cosa pensa in proposito?
“Sono iniziative utili per i pazienti ed i loro familiari, per facilitare la diagnosi e la conoscenza di quale malattia rara si è affetti, nonché per conoscere il network delle associazioni che fanno capo alle singole malattie rare”.

Teresa Capezzuto

a.ceresoli

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