Martedì 14 Luglio 2009

Speranza contro l'Alzheimer:
cinque tazze di caffè la giorno

Cinque tazze di caffè al giorno possono far regredire uno dei peggiori sintomi della Malattia di Alzheimer (MA): la perdita progressiva della memoria.
Lo afferma uno studio americano fatto su topi dell'University of South Florida di Tampa presso il Florida Alzheimer's Disease Research Center, pubblicato sul Journal of Alzheimer's Disease. Ma anche se la caffeina potrebbe rivelarsi un'arma efficace contro la, la cui azione protettiva era già stata scoperta in altre ricerche fatte sempre su topi, questo non vuol dire, dicono gli autori della ricerca, che i pazienti affetti da demenza debbano cominciare a prendere integratori a base di caffeina.
Secondo quanto riferiscono Gary Arendash e colleghi, per la ricerca sono stati utilizzati 55 topi allevati per sviluppare i sintomi dell'Alzheimer : gli animali, di 18-19 mesi , l'equivalente dei 70 anni di età nell'uomo, sottoposti a test comportamentali hanno confermato la perdita di memoria. Successivamente, a metà di essi è stata somministrata caffeina nell'acqua, somministrando l'equivalente di cinque tazze di caffè al giorno, circa 500 milligrammi di caffeina, mentre all'altra metà solo acqua semplice. I 500 milligrammi corrisponderebbero alla quantità di caffè contenuta in due tazze di cappuccino, 14 tazze di tè o 20 bevande analcoliche. Quando, dopo due mesi, i topi sono stati di nuovo studiati, si è visto che il gruppo che aveva assunto caffeina aveva prestazioni migliori nei test mnemonici e nelle prove in genere, prestazioni simili a quelle dei topi sani della stessa età. Al contrario, i topi che avevano bevuto solo acqua mostravano prestazioni alquanto modeste.
Inoltre, nel cervello dei topi ai quali era stata somministrata caffeina, si erano ridotti del 50% i livelli di beta-amiloide , la sostanza che forma aggregati proteici distruttivi nel cervello dei pazienti malati di demenza. Secondo gli studi fatti dagli scienziati la caffeina agirebbe, sia inibendo l'azione degli enzimi necessari per produrre la micidiale proteina e sia eliminando stati infiammatori nel cervello che alla lunga portano ad una superproduzione di beta-amiloide. Secondo Arendash la caffeina potrebbe essere una via terapeutica da percorrere, non solo per i suoi effetti protettivi, ma anche per trattare la malattia conclamata.

u.montin

© riproduzione riservata

Tags