Lunedì 11 Aprile 2011

Razzismo, la Comense:
"Dietro c'è una regìa"

Con il caso-Wabara si è abbattuta sulla Comense una tempesta mediatica. E ora, finito il campionato, la società dovrà affrontare la questione dell'inchiesta federale e il rischio di una squalifica. Per ora, però, è nota quale sarà la tesi difensiva della società. I cori (in senso stretto) razzisti quella sera al Palasampietro non ci sono mai stati ne durante ne dopo la gara. Secondo la Comense, lo documenterebbero le riprese televisive: c'erano mille spettatori e nessuno ha sentito un vero e proprio coro razzista. E' questo sarebbe il motivo per cui gli arbitri non hanno scritto nulla. Gli insulti sono partiti da quattro-cinque spettatori e sono stati uditi a tre metri di distanza solo da Wabara, che poi andata in panchina ha riferito a Montini. La Comense ha scoperto l'esistenza di insulti razzisti solo il giorno dopo quando il Geas ha divulgato il fatto. «E' andata esattamente così – spiega Antonio Pennestrì -. Nessuno tranne Wabara quella sera ha sentito degli insulti razzisti. Non ci sono stati cori. C'è stata invece una perfida regia di chi ha voluto costruire un impatto mediatico, di chiara matrice politica. E hanno raggiunto il loro scopo. In ultimo quello di creare dei condizionamenti su di noi e sulla squadra. Da parte mia fin dal primo comunicato di giovedi ho condannato come grave segno di inciviltà le frasi razziste pronunciate. Ma detto questo mi aspettavo che a sua volta il Geas delporasse il comportamento tenuto dalla sua giocatrice che ha aizzato il pubblico, come voi de “La Provincia” avete illustrato in una foto, cosa invece mai avvenuta. Io mi sarei aspettato qualche provvedimento. Ho preso atto della loro correttezza mostrata sabato con i nostri tifosi, ma con il Geas non ci saranno più rapporti. E non ci dovrà essere alcuna squalifica del campo perché, come risulta anche dal rapporto degli arbitri, non c'è stato alcun coro razzista».

n.nenci

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