Giovedì 04 Giugno 2009

Si presenta Trinchieri
allenatore "alla Mourinho"

CANTU’ - E’ domenica (scorsa). Squilla il telefonino di Andrea Trinchieri: «Ciao, sono Bruno, vuoi venire ad allenare Cantù?». Il "sì" è immediato. E tre giorni dopo ecco Trinchieri al Pianella, per la presentazione alla stampa. Nella saletta delle interviste il nuovo coach arriva in compagnia di Alessandro Corrado, Anna Cremascoli (Ngc) e Walter Bellotti. Resta invece sulla porta il "telefonista" Bruno Arrigoni, grande amico di Andrea. «Ma io cosa c’entro? Deve parlare Andrea, voi mi conoscete da tempo...» dice il general manager ai giornalisti. Trinchieri è a suo agio, parla a ruota libera, regalando anche divertenti battute. Il presidente Corrado lo presenta così: «Con Andrea inizia un nuovo ciclo per la Pallacanestro Cantù, crediamo in lui, e l’accordo biennale è un’ulteriore conferma. Cercavamo un allenatore giovane, bravo e motivato, eccolo al Pianella...». Il nuovo coach parte in quarta. «Scusate le banalità, ma voglio essere sincero. Dire che sono contento è riduttivo, il mio sogno nel cassetto era allenare in A1. Poterlo realizzare a Cantù è il massimo. Negli anni Cantù ha cambiato allenatori e giocatori, ma è sempre rimasto il marchio di fabbrica. Con tanti talenti scoperti, in campo e sulla panchina. Ho ricevuto un sacco di complimenti per essere stato scelto da Cantù; sapete cosa ho risposto? Fatemeli quando avrò vinto la mia prima partita!». L’esordio in serie A1 non lo spaventa. «Preoccupazioni? Zero, virgola zero. Rischio di imitare Mourinho, pazienza. In due stagioni ho portato Vanoli in Legadue, poi ho centrato il quarto posto. Nell’ultima stagione ho sfiorato la promozione diretta in A1 con Veroli, se non avessi perso un americano per infortunio forse oggi Varese sarebbe in campo per i play off. E l’unica esperienza negativa, licenziato a Caserta dopo 4 vinte e tre perse, mi ha fatto crescere ancora più forte. Vivo 24 ore su 24 per il basket, con il massimo del piacere, ho la fortuna di svolgere un lavoro che mi piace da matti. Un lavoro che cerco di fare al meglio, aggiornandomi in continuazione. A mie spese, per sei anni, sono andato negli Usa per vedere giovani talenti, e setaccio i campionati europei, anche in Bulgaria puoi trovare la carta vincente...». Questa volta il viaggio negli Usa sarà pagato dalla Pallacanestro Cantù. «Partirò con l’amico Bruno il 5 luglio, penso proprio che ci divertiremo un sacco. Il mio primo incontro con Arrigoni? Lui non se lo ricorderà, ma io non potrò mai dimenticarlo. Stagione 1989/90 svolgo il corso per diventare tecnico regionale, allora si chiamava così, il relatore era Bruno Arrigoni...». Da tre giorni Trinchieri è l’allenatore della Pallacanestro Cantù: sta già sognando il quintetto... «Ieri notte avrò studiato 45 opzioni di squadra, ora con Bruno proverò la quarantaseiesima! Ho la fortuna di lavorare con uno dei massimi esperti di basket e penso che insieme troveremo i giocatori ideali per Cantù. Sono un’aziendalista. Alla dirigenza ho chiesto che tipo di squadra vorrebbero: la risposta è stata semplice: una squadra che lotta. Ebbene cercheremo giocatori forti e determinati, il basket è uno sport di contatto, è fatto per uomini veri. Il nuovo regolamento, con tre americani in campo, rivoluzionerà il mercato. Penso che diventeranno importanti giocatori croati e serbi. Mia mamma è croata, forse avrò qualche vantaggio nella scelta...». Trinchieri svela poi il suo carattere. «Sono esigente con me stesso, e quindi anche agli altri chiedo sempre il massimo. Non lo nascondo, sono un rompiballe. Ma non mi piacciono le vie di mezzo. Con i giocatori ho un rapporto trasparente, è nero o è bianco. Comunque tutti i giocatori che hanno lavorato con me hanno poi ricevuto offerte migliori. Chiederò alla squadra la massima collaborazione, sono un maniaco dei dettagli, voglio sempre che tutto giri alla perfezione. Solo così si può crescere e vincere». Le percentuali di Trinchieri. «La mia visione della pallacanestro? 33,33% tattica e tecnica, 33,33% mondo basket, ovvero conoscenza dei giocatori a livello globale, 33,33% rapporto con società, staff e squadra. Penso proprio che vivrò al Pianella. Prenderò infatti casa a Cantù, sarò così vicino ai miei genitori che abitano a Cassina Rizzardi». E l’ora della foto. In sala stampa arriva Pierluigi Marzorati, primo di tifoso di Cantù. Trinchieri accenna ad un inchino. Il Pierlo sorride e gli stringe la mano: «Vai Andrea, a Cantù potrai lavorare bene». Trinchieri risponde: «Se potessi inzierei oggi gli allenamenti, non vedo l’ora di vincere la mia prima partita». Riccardo Bianchi

m.schiani

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