Abass: «Scudetto non mio  ma ora le  gioie: nozze e Italia»
Un sorridente Awudu Abass all’esterno della porta d’ingresso della nostra redazione (Foto by foto Andrea Butti)

Abass: «Scudetto non mio

ma ora le gioie: nozze e Italia»

Il comasco neocampione d’Italia con l’EA7 Milano: «Ho giocato poco, non posso sentire mio il tricolore. Tanti i club italiani interessati, ma sceglierei l’estero».

«Sì, quest’ultimo scudetto con Milano mi ha reso contento, ma le vere gioie della stagione devo ancora viverle. Alludo al raduno azzurro e quindi alle prossime partite con la Nazionale, ma soprattutto al matrimonio con Anna che verrà celebrato il 24 luglio. Due emozioni ovviamente diverse tra loro ma che già sin d’ora mi fan sentire quei brividi che il titolo tricolore non è stato capace di farmi vivere». Schietto, sincero e onesto. Con se stesso, innanzitutto. Questo è l’Awubu Abass che ci ha fatto visita prima di partire destinazione Trieste, da ieri sede del raduno dell’Italbasket.

Le nozze, dunque.

«Mi sposo il 24 luglio in municipio a Como, mentre il banchetto nuziale si terrà in una villa sul lago. Mia moglie - la chiamo già così portandomi avanti coi tempi... - si chiama Anna, è di Locate Varesino e stiamo insieme da tre anni».

Intanto da qualche giorno sei diventato d’Italia con l’EA7, ma che scudetto è stato per te?

«Uno scudetto strano perché non riesco a sentirlo del tutto mio. Mi aspettavo di giocare di più in stagione, di avere uno spazio maggiore perché sono sicuro che se mi fosse stato concesso lo spazio adeguato avrei fatto bene visto che quelle volte che sono stato chiamato in causa - serie di finale inclusa - ritengo di aver risposto sempre bene».

Ora arriva, o meglio, torna, la Nazionale.

«Vado in ritiro con uno spirito decisamente positivo perché arrivo in una stagione in cui il campo l’ho visto poco e ho un desiderio di giocare che questa stagione è cresciuto del quadruplo rispetto a un anno prima. In azzurro si sta formando un bel gruppo e occorre dar merito all’allenatore (Meo Sacchetti, ndr) perché ci fa giocare con libertà ma al contempo con tanta responsabilità. L’ideale per come sono fatto io».

Il tuo futuro è lontano da Milano come ha anticipato anche Proli?

Chi ha visto la stagione ha già capito tutto. Non serve che io dica o commenti».

Venezia ti ha cercato, Sacripanti - tuo mentore - ti vorrebbe a Bologna, Larry Brown ti ha sondato per Torino. Non ci sarebbe che l’imbarazzo della scelta...

«Fa piacere sapere che ci sono realtà importanti interessate a me. Quanto a Pino, gli debbo riconoscenza infinita perché è stato lui a farmi diventare un giocatore vero sin dai tempi dell’U.20 italiana per poi promuovermi capitano a Cantù. Li ho svoltato. In tutta sincerità, però, preferisco andare a fare un’esperienza in un discreto club all’estero».

Una pagina intera d’intervista sulla Provincia di giovedì 21 giugno


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