Allievi, una scelta che va oltre il cuore «È la Squibb 1981 la Cantù più forte»
Roberto Allievi (a sinistra) e Andrea Mauri (Foto by Butti)

Allievi, una scelta che va oltre il cuore
«È la Squibb 1981 la Cantù più forte»

Lo storico proprietario del club brianzolo giudica i tre migliori team indicati dalla Lega: «Ma è come essere costretti a scegliere uno soltanto tra tre figli che ci teniamo ben stretti»

«Mi mettete in grande imbarazzo e non certo perché voglia essere il più diplomatico possibile, ma perché rispondere a una domanda del genere è veramente molto difficile. È come essere costretti a scegliere uno soltanto tra tre figli che ci teniamo ben stretti». Non è che Roberto Allievi voglia scansare il quesito che gli abbiamo sottoposto, ma da parte sua non è davvero affatto semplice mettere il punto esclamativo alla nostra richiesta da punto interrogativo.

Prima i fatti: in questi giorni, in occasione del suo cinquantenario, la Lega basket ha inserito tre formazioni della Pallacanestro Cantù nel novero delle 32 migliori squadre di questi ultimi cinque decenni. In particolare, la Forst 1974-75, la Squibb 1980-1981 e la Ford 1982-1983.

Ebbene, a colui che appartiene alla storica famiglia proprietaria del club biancoblù in quel periodo, abbiamo chiesto di designare la “sua” squadra regina tra le tre in nomination. «Mio malgrado, proverò, tra le righe, a non sottrarmi alla richiesta - afferma Allievi -. Parlando di ciascuna delle tre. La Forst significa il primo scudetto portato a casa da papà Aldo dopo la gestione diretta della società. La valenza fu importante perché rappresentava la consacrazione di un progetto. Di una filosofia che coniugava il vertice con il settore giovanile. Oltretutto nella stagione venne inaugurato il Pianella. Quella squadra era composta da giocatori (su tutti Recalcati, Della Fiori, Farina, Marzorati, Lienhard, Beretta, Tombolato, Meneghel e Cattini, ndr) - ai quali sono tuttora molto legato. Ma forse la più forte in assoluto, di squadra, è stata la Squibb 1980-81...».

Ecco, l’ha detto. Si è pronunciato. «Era formata da giocatori (Marzorati, Tombolato, Cattini, Cappelletti, Innocentin, Riva, Bariviera, Flowers, Bosa, Fumagalli, Sala, Masolo, Boswell, ndr) nel pieno della maturità tecnica e agonistica. Pur senza permettermi di affermare che sono stati i più bravi, ritengo di poter sostenere che la coppia di stranieri Flowers-Boswell sia stata la migliore che Cantù abbia avuto e tra le prime cinque in assoluto nella storia del nostro campionato. E c’erano atleti di complemento a integrare un gruppo straordinario. Non dimentico il PalaEur di Roma affollato da 12mila spettatori in occasione della finale di Coppa delle Coppe contro il Barcellona. Tanta gente curiosa di vedere dal vivo un autentico squadrone qual era il nostro».

«Quanto alla Ford 1983 - prosegue la propria analisi Allievi - occorre onestamente riconoscere che non possedeva il tasso tecnico delle formazioni precedenti eppure seppe conquistare la nostra seconda Coppa Campioni. In proporzione, delle tre di cui stiamo parlando, è quella che più è andata oltre le aspettative. La coppia Usa Bryant-Brewer, per quanto interessante, non valeva le due che l’avevano preceduta vale a dire Flowers-Boswell e Flowers-Kupec. Aggiungo che in panchina c’era un autentico gentiluomo quale Giancarlo Primo».

Roberto Allievi avrebbe un altro paio di squadre da aggiungere a questo magnifico terzetto. «Penso alla Clear di Frates che vinse la Korac nel 1991, formata da tanti ragazzi usciti dal vivaio, accanto a un grande come Mannion e all’appoggio di Pessina - puntualizza .- E, pur precedente alla nascita dalla Lega, vorrei citare la prima Cantù presa da papà nel 1969, che non aveva sponsor, proponeva un Marzorati 16enne in regia e sembrava destinata alla retrocessione. Alla fine, invece, arrivò quinta o sesta e proprio quella stagione ci diede coraggio ed entusiasmo, oltre alla convinzione di aver intrapreso la strada giusta».

In quegli anni, qual è stata la vostra più acerrima avversaria? «Facile dire Milano e Varese, ma vado controcorrente indicando la Virtus Bologna. Tra i due club c’era infatti un rapporto di amore e d’odio. Amicizia e rispetto tra mio padre e l’avvocato Porelli, ma pure una straordinaria rivalità sul campo».


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