Arnaboldi e il tennis che cambia «Il guanto non lo metterei mai»
Andrea Arnaboldi

Arnaboldi e il tennis che cambia
«Il guanto non lo metterei mai»

Le regole per la ripresa convincono a metà il professionista canturino: «E con il doppio come si fa?»

Il tennis si prepara a ripartire e, grazie al contributo dell’Istituto Superiore di Formazione “Roberto Lombardi”, che ha organizzato una videoconferenza con 11mila insegnanti e 3500 dirigenti, ha presentato un decalogo – una sorte di “protocollo”, come ha fatto la serie A di calcio – che potrebbe consentire la ripresa dell’attività. Un’idea valida per i corsi nei circoli – che potrebbero così riaprire -, mirata in particolare per l’attività dei più piccoli e degli amatori, ma che potrebbe avere riscontri anche tra i professionisti.

In prossimità dei campi si dovrà arrivare sempre con mascherina, guanti e gel igienizzante nel portaracchette; mantenere sempre la distanza di sicurezza di almeno un metro prima, durante e dopo aver giocato a tennis, soprattutto nel doppio; quando si gioca, ricordarsi di indossare il guanto con la mano cui si lancia la palla nel servizio o con la quale si raccolgono le palline; se non riesce a indossare il guanto, perché si gioca il rovescio a due mani, utilizzare il gel disinfettante a ogni cambio campo; la stretta di mano o il «cinque» potranno essere sostituiti con un tocco della punta della racchetta con quella del compagno di gioco; l’arbitro potrà essere salutato indicandolo con la testa della racchetta; prima e dopo il match lavarsi accuratamente le mani; cambio campo dal lato opposto rispetto all’avversario; se non è possibile, mantenere la distanza di sicurezza; togliere il grip al termine di ogni incontro. Regole che potrebbero incoraggiare, per la peculiarità del tennis, una ripresa in tempi brevi, immediatamente dopo le possibili riaperture del 4 maggio, già preventivate dal governo.

Una cosa però è la didattica o la partita tra amici o il torneo, un’altra il professionismo. L’attività internazionale è bloccata fino al 13 luglio, nessuno può scendere in campo. Tra i tanti che si stanno allenando a casa propria, c’è il canturino Andrea Arnaboldi, numero 282 al mondo.

Il tennista non è troppo favorevole alle indicazioni della Fit: «Penso che inizialmente si possa fare così, però onestamente il guanto sulla mano libera non lo metterei mai… Alcune cose mi sembrano sensate, come il gel igienizzante e il rispetto delle distanze, ma nel doppio come si fa?».

E, più si sale di livello, più è difficile pensare a una ripresa immediata: «Ci sono molti problemi, se tutto sarà bloccato fino al 13 luglio evidentemente ci sono scogli difficili da superare. Pensiamo solo agli spostamenti aerei e al rischio di essere all’estero ed essere sottoposti alla quarantena. Non a caso, c’è chi pensa che i tornei potranno riprendere non prima di settembre».

L’ultima volta di Arnaboldi in campo risale a più di due mesi fa, ai quarti del Challenger di Bergamo, lo scorso 21 febbraio: «Fisicamente sono abbastanza in forma, ovviamente l’aspetto tecnico ora non può essere curato e spero nel 4 maggio per poter riprendere ad allenarmi. C’è l’idea di organizzare un minicircuito estivo, solo per giocatori italiani, speriamo che l’idea vada in porto. I colleghi? Capita di sentirli, sono tutti in attesa di novità. E vediamo anche che sviluppi avrà l’idea di Nadal e Djokovic, per sostenere economicamente quei giocatori fuori dai primi 100. Anche l’Atp si sta muovendo in questo senso per offrire un supporto economico».


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