Arrigoni: «Perché io di nuovo qua?  Devo a Cantù eterna riconoscenza»
Bruno Arrigoni, 73 anni, ha trascorso alla Pallacanestro Cantù praticamente un ventennio (Foto by foto Butti)

Arrigoni: «Perché io di nuovo qua?

Devo a Cantù eterna riconoscenza»

Intervista con il “nuovo” consulente tecnico della Pallacanestro Cantù.

«Il basket è la mia vita, ho voglia di andare avanti in questo mondo». E allora eccolo qui, di nuovo alla Pallacanestro Cantù, Bruno Arrigoni. Nell’anno in cui va per le 74 primavere, con ormai mezzo secolo abbondante di carriera alle spalle. Non avrà un ruolo ufficiale all’interno del club, ma - come del resto anticipavamo ieri - sarà il nuovo consulente tecnico. «I suoi consigli e la sua esperienza saranno fondamentali per mettere delle basi molto importanti», la considerazione del dirigente responsabile Andrea Mauri.

Arrigoni, a che e soprattutto a chi si deve il suo ritorno a Cantù?

«Se sono tornato è merito sicuramente della nuova proprietà, da Andrea Mauri ad Angelo Passeri, a tutti gli ex soci di Pallacanestro Cantù. E in particolare di alcune telefonate e sollecitazioni che mi sono giunte da Roberto Allievi. Ma sgombriamo subito il campo dall’equivoco che io possa svolgere il ruolo di manager. No, sono venuto per dare una mano perché in questa società servono persone di pallacanestro con un minimo di competenza riconosciuta. Il futuro sarà in mano ad altri e non certo a me. Mi sono soltanto messo a disposizione ben volentieri tre volte alla settimana».

In questo suo gesto si può leggere anche una sorta di debito di riconoscenza?

«Quello l’avrò sempre perché a Cantù devo tanto. Sono davvero affezionato a questo club e credo che non sarò mai in grado di sdebitarmi abbastanza per quello che Cantù è riuscita a darmi in questi anni. Direi che sono qui per amicizia anche se di partite di qualsiasi livello ho continuato a vederne un sacco restando costantemente aggiornato. Ovvio che adesso i giocatori li guardo con un occhio diverso, assicurando da parte mia un minimo di continuità e di presenza, facendo quello che serve. Anziché fare il pensionato che va sulla panchina al parco a guardare i piccioni faccio il pensionato che va sulla panchina in palestra a osservare i giocatori».

L’intervista integrale sulla Provincia di giovedì 14 marzo


© RIPRODUZIONE RISERVATA